Sono i miei ultimi quarantanove minuti da cinquantenne. Così ho deciso che scrivo ora. Cinque anni fa, oggi, a quest'ora esatta più o meno, ero in una stanza di hotel davanti al porto di Yokohama, dove di lì a poco avrebbe ormeggiato una nave da crociera dalla quale nessuno sarebbe stato autorizzato a scendere per settimane. Ma ancora, in quelle ore, non si sapeva. Ricordo un'alba struggente sul mare. Ero seduto sul letto e aspettavo. Aspettavo una email che non sarebbe mai arrivata. Pensai che avrei smesso di piangere per sempre. In effetti non andò poi così, piansi ancora molto nelle settimane e nei mesi seguenti. Mi ci sono voluti anni per smettere di piangere davvero e perdonarmi, o almeno fare pace con me stesso e ricollocare altrove qualche colpa, per quanto irrilevante, nel posto corretto. Quella è stata anche l'ultima volta che ho preso un aereo. Non ho mai più volato da allora, né, quasi, viaggiato. Non in quel modo, comunque. Ho pianto ancora recentemente, un paio...
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