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Visualizzazione dei post da ottobre, 2022
Apro la cartella nascosta in fondo al mio computer dove conservo tutte le foto di te. Non lo faccio mai, ma stasera sì. Ne prendo una a caso. È di undici anni fa. È una di quelle sere in cui mi manchi da morire. Ancora.
E invece, stanotte, anche lei si è presentata all'appello . Non è strano, visto che mi ha scritto a sorpresa, inutilmente acida, un paio di giorni fa. Non le ho risposto, di nuovo. Lipperlì, appena sveglio, ricordavo tutto bene. Adesso ho dimenticato quasi tutto. Ma discutevamo animatamente, guardavamo le carte e discutevamo. Forse erano presenti degli avvocati, forse eravamo in un tribunale, anzi, quasi certamente. Che di fatto, metaforicamente, è come andata a finire.
I pattern. Aspettare in Stazione Centrale un treno che arriva da trecento chilometri di distanza, un sabato pomeriggio d'autunno. I pattern. Quasi certamente un abbraccio e un sorriso. I pattern. Probabilmente un caffè. Ma ho fatto in modo di creare una perturbazione nel continuum temporale, ché altrimenti impazzirei. I pattern. Le cose che mai più. E invece. *** 29 ottobre. E invece no. Non ce l'ho fatta.
Ho cancellato un post, sì, dopo circa ventiquattr'ore. Tornerà, magari più avanti però. Ché mancano i finali e le storie in sospeso, no, non mi piacciono. Sai mai, poi, che lasci in giro indizi e che quegli indizi vengano trovati dai protagonisti delle mie storie prima di scoprire il colpevole, alla fine.  Detto che tanto il colpevole sono sempre io.
Lo faccio sempre. Vado a rileggere cose che non dovrei. E finisce sempre allo stesso modo, che mi faccio del male, molto, e ogni volta devo ripartire da capo. Ci sto provando davvero, a stare da solo. È un po' come provare a smettere di fumare. Ce la puoi fare, se hai il coraggio di guardare in faccia il pacchetto pieno davanti a te, ogni giorno, per tutto il tempo necessario. Io lo so, l'ho fatto cinquemilacinquecentoquarantaquattro giorni fa, dopo tre tentativi precedenti falliti. Adesso leggo le lettere, dopo anni di tentativi falliti. Ci provo, ce la posso fare. A non chiamare. Almeno te.
Ogni tanto ci penso, che sta lì. Ogni tanto, mica sempre. Non posso sentirlo, ma so dov'è e provo ad ascoltarlo. Ma non succede nulla. Così ci penso un po'. Poi torno alla mia vita. Sarà un caso, ma ho realizzato solo a distanza di una settimana che quella sera, dopo avergliene parlato, mentre eravamo lì ai due lati del tavolo  col nostro aperitivo,  dopo un paio d'ore  fino a quel momento  corse via rapidissime verso un finale scritto prima ancora di rimettermi in macchina e infilare l'autostrada,  all'improvviso  l'aria attorno si è gelata ed è arrivato l'inverno, per quanto, osservati da fuori, la differenza fino a un istante prima potesse non avvertirsi affatto. E infatti nemmeno io l'avevo avvertita, ho messo a fuoco l'istante solo dopo un po' di giorni. Quando sono andato a caccia di una spiegazione dove apparentemente non ce n'era alcuna. E niente, per quanto io provassi a riscaldare nuovamente l'atmosfera e la prendessi con legger...