Come è strano ritrovarsi dopo tutti questi anni a lavorare di nuovo in un aeroporto, seduto davanti al gate mentre attendo il mio volo, col computer sulle gambe e il telefonino attaccato a un power bank. Un aeroporto peraltro che conosco molto bene, dove sono passato mille volte, e dove ricordo in particolare una corsa a perdifiato, una sera di molti anni fa, con i ragazzi per mano, lei sempre al fianco e un pupazzo ciclamino che esiste ancora, tutti e quattro - e cinque - a correre come pazzi, per non perdere la coincidenza per Johannesburg. Come è stato strano ritornare in un hotel anonimo a cinque stelle, dopo tutto questo tempo, muoversi automaticamente come se la mia vita non si fosse interrotta per sei lunghissimi anni, ritrovarsi a parlare un'altra lingua come se fosse la cosa più normale del mondo, pensare in un'altra lingua, fare tutte quelle cose che ho sempre fatto a ogni spostamento, per anni, vagare la sera da solo per luoghi alieni, evitando come la peste qualunqu...
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Visualizzazione dei post da gennaio, 2026
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Mi fa paura. Mi paralizza. È che non riesco proprio ad accettarlo, è come se la mia mente si rifiutasse. Accade così, sempre di più negli ultimi anni e in modo ancor più devastante dallo scorso anno. Probabilmente - anzi, quasi certamente - è per la solitudine, per la sensazione di una corsa sempre più inarrestabile, senza alcun freno, sempre più veloce, senza nemmeno il tempo di realizzare nulla, ormai. Una fine che pur non sapendo quando sia scritta - o forse proprio per questo - si avvicina inevitabile e inesorabile, mi terrorizza, il senso della morte, di tutto quello che se ne è andato e che ormai è irrecuperabile, che nessuno mi ridarà mai più, che ho perso, che non avrò mai più. Rifiuto, sì, rifiuto assoluto, quasi da voler urlare per allontanare ciò che non posso allontanare. Un silenzio attorno a me che pesa in un modo insopportabile e che mi soffoca, asfissiante. Un anno ancora che è scivolato via alla velocità della luce, nella sua inutilità totale, gettato al vento, svanito...
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" Spiegare troppo è spesso l'ultimo tentativo di essere capiti da chi ha già scelto di non capire. Il silenzio non è fuga, è il momento esatto in cui smetti di negoziare la tua dignità. Tagliare senza spiegare non è cattiveria, è autoprotezione quando parlare non serve più. " Io ho spiegato troppo, per troppo tempo. È davvero venuto il tempo di autoproteggermi.