Non c'è niente di strano, ma rimane il mistero di una notte diversa, ma diversa davvero.
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Ieri ho infine preso coraggio e a distanza di due anni sono andato ad affrontare i fantasmi. Non ero affatto certo fosse una buona idea, ma era venuto il momento di farlo, per poter provare seriamente ad andare avanti. Non li ho incontrati. Credevo avrei impiegato anni e che forse non se ne sarebbero mai più andati via. È stato invece come cancellare il nastro e rigirare la scena da capo, due anni dopo, identica, ma coi protagonisti giusti e il finale corretto. Persino con un signor Sandro apparso dal nulla, come se lo spazio-tempo si fosse improvvisamente riavvolto davvero su se stesso, riportandomi al punto di partenza e indicandomi la strada corretta. Solo per un istante, prima di andarmene, mi sono girato e ho concentrato lo sguardo fra quei sassi, cercando i vecchi protagonisti in mezzo alla folla. Non ho visto nulla. Ho preso la mano giusta e me ne sono andato. Il tempo è sempre assassino e giustiziere. Magari un giorno proverò anche a risalire quelle valli e ripercorrere quei se...
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Mi fa paura. Mi paralizza. È che non riesco proprio ad accettarlo, è come se la mia mente si rifiutasse. Accade così, sempre di più negli ultimi anni e in modo ancor più devastante dallo scorso anno. Probabilmente - anzi, quasi certamente - è per la solitudine, per la sensazione di una corsa sempre più inarrestabile, senza alcun freno, sempre più veloce, senza nemmeno il tempo di realizzare nulla, ormai. Una fine che pur non sapendo quando sia scritta - o forse proprio per questo - si avvicina inevitabile e inesorabile, mi terrorizza, il senso della morte, di tutto quello che se ne è andato e che ormai è irrecuperabile, che nessuno mi ridarà mai più, che ho perso, che non avrò mai più. Rifiuto, sì, rifiuto assoluto, quasi da voler urlare per allontanare ciò che non posso allontanare. Un silenzio attorno a me che pesa in un modo insopportabile e che mi soffoca, asfissiante. Un anno ancora che è scivolato via alla velocità della luce, nella sua inutilità totale, gettato al vento, svanito...
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" Spiegare troppo è spesso l'ultimo tentativo di essere capiti da chi ha già scelto di non capire. Il silenzio non è fuga, è il momento esatto in cui smetti di negoziare la tua dignità. Tagliare senza spiegare non è cattiveria, è autoprotezione quando parlare non serve più. " Io ho spiegato troppo, per troppo tempo. È davvero venuto il tempo di autoproteggermi.
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Qualcuno ha scritto altrove " Vai via, 2025, non ti sopporto più. " Di mio, non ho alcuna voglia in realtà di scrivere un post di fine anno, lo faccio solo per una questione di disturbo OCD, un po' come per tutte le ricorrenze. Anche quest'anno potrei semplicemente partire da un numero per sintetizzare il mio 2025: 176 giorni senza essere uscito di casa; 206 se conto quelli in cui ho messo piede fuori solo per accompagnare mia figlia a scuola al mattino. Se poi dovessi contare anche quelli in cui sono uscito esclusivamente per andare al supermercato a fare la spesa arriverei quasi certamente a sfiorare i duecentocinquanta giorni. Nel 2025 la mia vita è rimasta sepolta fra queste quattro mura per quasi sette giorni ogni dieci. Lo scorso 31 dicembre, al termine di un 2024 allucinante, avevo scritto " se dovessi fare un buon proposito per questo anno che sta per iniziare, forse sarebbe quello di non trascorrere un solo giorno chiuso in casa ": avevo contato...
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Decisamente l'atto finale, ieri, questa volta senza pressoché ombra di dubbio. A meno che non decida io di prendere questo pallone ormai bucato e sgonfio e, invece di buttarlo nell'immondizia e andarmene via per sempre da questo campetto di periferia ormai abbandonato e spoglio, lo rimetta stupidamente in gioco, non è chiaro a quale fine. È stato come essersi trovato fra i piedi un rigore assurdo e del tutto inaspettato al centoventicinquesimo, dopo i tempi supplementari e un recupero infinito e ingiustificato, sotto di un gol preso cinque minuti prima, altrettanto a sorpresa, allo scadere regolamentare, quando ormai ero praticamente negli spogliatoi da un pezzo, sconfitto e amareggiato, umiliato, e invece eccolo lì, dal dischetto, un errore arbitrale forse, o il destino, e averlo tirato a porta vuota, incredulo. Boato della folla. Belva inferocita l'avversario, carico di odio per una sconfitta del tutto inattesa e mai messa davvero in conto, sicuro di aver sempre avuto la ...
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Ieri è stata la giornata più difficile, inesorabilmente attesa da giorni, e allo stesso tempo è stata la più facile da molte settimane in qua. Sapevo che sarebbe arrivata e nel momento in cui è accaduto, con una frazione di secondo di anticipo, ho capito al volo che no, non sarebbe andata come pensavo sarebbe andata se fosse accaduta, ma mi avrebbe incredibilmente scagliato ancora più a fondo, dove credevo fosse impossibile arrivare. E però lo ha fatto con una tale violenza che ancor più inaspettatamente sono rimbalzato, invece di disintegrarmi. E sono rimasto lì in piedi, in camera mia, davanti al mio letto, a fissare il telefono, guardarmi attorno e chiedermi come avessi potuto essere sopravvissuto e perfettamente lucido. Era quasi mezzanotte. Mi sono messo al computer e ho continuato a lavorare a quel progetto di astrofotografia a cui mi sto dedicando questi giorni, e l'ho fatto - a quel punto - solo per me stesso. Che non è male. Poi, verso le due del mattino, ho scritto al vo...
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Mi rendo conto che ormai da molto tempo scrivo qui dentro come se fossi del tutto solo, uso questo spazio per parlare con me stesso, ma in realtà non ho la minima idea se sia effettivamente così. Mesi fa avevo chiuso l'accesso pubblico, di fatto isolandolo completamente, perché dando un'occhiata alle statistiche mi ero reso conto che forse così anonimo non ero: nella quindicina circa di lettori che sembravano arrivare fin qui, almeno un paio di indirizzi IP ricorsivi avevano attirato la mia attenzione e non volevo rischiare che gente che conoscevo, perlomeno nella vita reale, leggesse ciò che scrivo qui dentro. Così avevo deciso di bloccare definitivamente gli accessi in attesa di trovare una soluzione diversa. Avevo lasciato questo blog chiuso al pubblico per qualche tempo, in modo che quei pochi lettori che accedevano qui pensassero che lo avessi chiuso definitivamente. Quando l'ho riaperto ho tenuto d'occhio per un po' di settimane le statistiche e mi era sembrat...
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Sei apparsa la prima volta una sera di inizio aprile, dal nulla. Fulminante e sarcastica, come solo tu sai essere. Bellissima, diretta, vanitosa e speciale. E da allora non c'è pressoché stato più altro, se non le ripetute ondate con cui, questi mesi, mi hai dozzine di volte portato fin quasi in cielo per poi travolgermi all'improvviso e affogarmi, lanciandomi ogni volta un salvagente con cui stare a galla fino all'ondata successiva. Da mesi e mesi - dovrei forse dire anni, non fosse che farei ingiustamente torto a qualcuno che non lo merita, a cui ho voluto bene nonostante tutto e con cui ho di fatto fedelmente condiviso alcuni di questi anni - andavo alla deriva navigando completamente al buio, senza più alcuna bussola, nessun riferimento, nessun piano, progetto, aspettativa, rimbalzando come un pipistrello impazzito che sbatte contro i muri di una stanza, fra occasionali aperitivi e cene pescate a caso, agganciate per noia e disperazione su qualche dating app, illudendom...