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Ieri ho infine preso coraggio e a distanza di due anni sono andato ad affrontare i fantasmi. Non ero affatto certo fosse una buona idea, ma era venuto il momento di farlo, per poter provare seriamente ad andare avanti. Non li ho incontrati. Credevo avrei impiegato anni e che forse non se ne sarebbero mai più andati via. È stato invece come cancellare il nastro e rigirare la scena da capo, due anni dopo, identica, ma coi protagonisti giusti e il finale corretto. Persino con un signor Sandro apparso dal nulla, come se lo spazio-tempo si fosse improvvisamente riavvolto davvero su se stesso, riportandomi al punto di partenza e indicandomi la strada corretta. Solo per un istante, prima di andarmene, mi sono girato e ho concentrato lo sguardo fra quei sassi, cercando i vecchi protagonisti in mezzo alla folla. Non ho visto nulla. Ho preso la mano giusta e me ne sono andato. Il tempo è sempre assassino e giustiziere. Magari un giorno proverò anche a risalire quelle valli e ripercorrere quei se...
Mi manchi, sai? Alla fine mi mancherai per sempre. Ma mi sono girato, ho chiuso la porta dietro di me e sono ripartito. Chissà se hai mai capito, chissà se è mai stato vero almeno per un istante.
E niente, questa volta ci avevo visto giusto. Il referto parla chiaro. Sono ricomparse aritmie e tachicardia. Lo stress sul lavoro di questi ultimi mesi sta nuovamente mandando in malora la salute, vanificando l'intervento al cuore di quattro anni fa. Mi ero ripromesso allora che non mi sarei più fatto coinvolgere dal lavoro e non avrei più accettato incarichi come quelli di questi ultimi mesi, che mi fanno schifo e mi esauriscono mentalmente, ma il problema è che non ho alternative e peraltro, come si è visto, se provo a ignorare solo un minimo la pressione e prendere le cose con più distacco, coi miei tempi, mi ritrovo immediatamente col culo per terra.  Due anni di disoccupazione mi hanno messo pressoché sul lastrico e la pensione è ancora lontana. Sono intrappolato. Non sono più in grado di gestire alcuna minima forma di stress, se devo affrontare una riunione solo un filo più complicata, dove per qualunque ragione sono al centro dell'attenzione o chiamato a rispondere di q...
Ho la nausea dalla stanchezza, letteralmente. È una stanchezza fisica e mentale, infinita. Quando arriva infine il weekend rimango a letto fino a orari assurdi, o mi abbandono sul divano incapace di fare qualunque cosa, reagire a qualunque stimolo. Qualunque incombenza  mi sembra insormontabile , anche la più insignificante, e procrastino, procrastino, procrastino all'infinito. Poi a tratti raccolgo tutte le energie e con estrema fatica mi decido a sistemare una qualunque cosa che sto rimandando da mesi, ad esempio aggiustare due buchi nel muro, fare ordine in un cassetto, ripulire una piastrella rovinata della doccia. Il lunedì mattina è un incubo e la settimana è un conto alla rovescia sfiancante fino al venerdì sera, quando infine chiudo la finestra del lavoro e mi accascio sul divano completamente inerte, col cervello spento, già angosciato dal tempo che mi separa dal lunedì successivo. Non riesco a fare nulla, a concentrarmi su nulla, nemmeno su quello a cui vorrei dedicarmi. ...
 E comunque anche tu.
 Ora è piccolo piccolo anche qui.
Come è strano ritrovarsi dopo tutti questi anni a lavorare di nuovo in un aeroporto, seduto davanti al gate mentre attendo il mio volo, col computer sulle gambe e il telefonino attaccato a un power bank. Un aeroporto peraltro che conosco molto bene, dove sono passato mille volte, e dove ricordo in particolare una corsa a perdifiato, una sera di molti anni fa, con i ragazzi per mano, lei sempre al fianco e un pupazzo ciclamino che esiste ancora, tutti e quattro - e cinque - a correre come pazzi, per non perdere la coincidenza per Johannesburg. Come è stato strano ritornare in un hotel anonimo a cinque stelle, dopo tutto questo tempo, muoversi automaticamente come se la mia vita non si fosse interrotta per sei lunghissimi anni, ritrovarsi a parlare un'altra lingua come se fosse la cosa più normale del mondo, pensare in un'altra lingua, fare tutte quelle cose che ho sempre fatto a ogni spostamento, per anni, vagare la sera da solo per luoghi alieni, evitando come la peste qualunqu...