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Mi manchi, sai? Alla fine mi mancherai per sempre. Ma mi sono girato, ho chiuso la porta dietro di me e sono ripartito. Chissà se hai mai capito, chissà se è mai stato vero almeno per un istante.
Ho la nausea dalla stanchezza, letteralmente. È una stanchezza fisica e mentale, infinita. Quando arriva infine il weekend rimango a letto fino a orari assurdi, o mi abbandono sul divano incapace di fare qualunque cosa, reagire a qualunque stimolo. Qualunque incombenza  mi sembra insormontabile , anche la più insignificante, e procrastino, procrastino, procrastino all'infinito. Poi a tratti raccolgo tutte le energie e con estrema fatica mi decido a sistemare una qualunque cosa che sto rimandando da mesi, ad esempio aggiustare due buchi nel muro, fare ordine in un cassetto, ripulire una piastrella rovinata della doccia. Il lunedì mattina è un incubo e la settimana è un conto alla rovescia sfiancante fino al venerdì sera, quando infine chiudo la finestra del lavoro e mi accascio sul divano completamente inerte, col cervello spento, già angosciato dal tempo che mi separa dal lunedì successivo. Non riesco a fare nulla, a concentrarmi su nulla, nemmeno su quello a cui vorrei dedicarmi. ...
Mi fa paura. Mi paralizza. È che non riesco proprio ad accettarlo, è come se la mia mente si rifiutasse. Accade così, sempre di più negli ultimi anni e in modo ancor più devastante dallo scorso anno. Probabilmente - anzi, quasi certamente - è per la solitudine, per la sensazione di una corsa sempre più inarrestabile, senza alcun freno, sempre più veloce, senza nemmeno il tempo di realizzare nulla, ormai. Una fine che pur non sapendo quando sia scritta - o forse proprio per questo - si avvicina inevitabile e inesorabile, mi terrorizza, il senso della morte, di tutto quello che se ne è andato e che ormai è irrecuperabile, che nessuno mi ridarà mai più, che ho perso, che non avrò mai più. Rifiuto, sì, rifiuto assoluto, quasi da voler urlare per allontanare ciò che non posso allontanare. Un silenzio attorno a me che pesa in un modo insopportabile e che mi soffoca, asfissiante. Un anno ancora che è scivolato via alla velocità della luce, nella sua inutilità totale, gettato al vento, svanito...
" Spiegare troppo è spesso l'ultimo tentativo di essere capiti da chi ha già scelto di non capire.  Il silenzio non è fuga, è il momento esatto in cui smetti di negoziare la tua dignità. Tagliare senza spiegare non è cattiveria, è autoprotezione quando parlare non serve più. " Io ho spiegato troppo, per troppo tempo. È davvero venuto il tempo di autoproteggermi.
Qualcuno ha scritto altrove " Vai via, 2025, non ti sopporto più. " Di mio, non ho alcuna voglia in realtà di scrivere un post di fine anno, lo faccio solo per una questione di disturbo OCD, un po' come per tutte le ricorrenze. Anche quest'anno potrei semplicemente partire da un numero per sintetizzare il mio 2025: 176 giorni senza essere uscito di casa; 206 se conto quelli in cui ho messo piede fuori solo per accompagnare mia figlia a scuola al mattino.  Se poi dovessi contare anche quelli in cui sono uscito esclusivamente per andare al supermercato a fare la spesa arriverei quasi certamente a sfiorare i duecentocinquanta giorni. Nel 2025 la mia vita è rimasta sepolta fra queste quattro mura per quasi sette giorni ogni  dieci. Lo scorso 31 dicembre,  al termine di un 2024 allucinante,  avevo scritto " se dovessi fare un buon proposito per questo anno che sta per iniziare, forse sarebbe quello di non trascorrere un solo giorno chiuso in casa ": avevo contato...
Bevo a una casa distrutta, alla mia vita sciagurata, a solitudini vissute in due e bevo anche a te: all’inganno di labbra che tradirono, al morto gelo dei tuoi occhi, a un mondo crudele e rozzo, a un dio che non ci ha salvato. A quell'avatar infine cambiato. [Un anno fa, oggi]
Domani inizio un nuovo lavoro, dopo quasi dieci mesi di disoccupazione assoluta. È stato il periodo più lungo che abbia mai dovuto affrontare da quando vent'anni fa, mio malgrado - o per mia fortuna -, fui costretto a lasciare "il posto fisso" per tornare definitivamente a fare il libero professionista: una scelta che avevo già fatto quindici anni prima per quasi un lustro, salvo poi cedere alle pressioni del mondo là fuori e lasciare la mia condizione di precario per farmi inghiottire dall'odiato universo delle aziende, che già schifavo prima ancora di averci mai messo un piede dentro. Come ho spesso scritto recentemente, per quanto ufficialmente sia a casa da luglio dello scorso anno, la verità è che non ho più lavorato davvero dal 2023, e se parliamo di lavoro su base continuativa, almeno formalmente da un punto di vista contrattuale, sono ormai due anni da che non ho più avuto a che fare con un impegno che richiedesse una qualche forma di routine quotidiana, tipo ...
 Buon compleanno.
Te ne sei andato un anno fa e mi hai lasciato solo. Ho mandato un messaggio a S. ed E., un abbraccio virtuale, ma mi sono sentito tremendamente inadeguato. Qui le cose vanno malissimo e quanto avrei da parlarne con te, quanto ne avrei parlato con te, quanto avresti saputo cosa dirmi. Ho scollinato i sessanta senza di te, avremmo dovuto farlo insieme, e invece mi sento ancora più solo di quanto non sia mai stato. Che cazzo di scherzo che ci hai fatto, amico mio. S. ha postato una foto di te meravigliosa sul suo Instagram e ha scritto parole bellissime. Mi è venuto da piangere. Hai lasciato due figlie straordinarie. Se sei da qualche parte, spero che tu stia bene lì dove sei. Mi manchi. 
Il 2022 - dopo mesi terrificanti, dopo la scoperta del tumore, dopo l'operazione al cuore, dopo tre quarti dell'anno a casa disoccupato, dopo aver chiuso nel peggiore dei modi un capitolo lungo e importante della mia vita; dopo tutto questo - si era concluso accettando una inaspettata assunzione a tempo indeterminato, una decisione in verità sofferta e ragionata a lungo, che però lipperlì mi risollevò finanziariamente e  aprì al la prospettiva di un futuro e un ultimo ciclo della mia vita professionale finalmente stabili e in pace, perlomeno dal punto di vista economico. Insomma, alla fine l'anno si era salvato. Il 2024 no. È stato a mia memoria il peggiore anno della mia vita. Peggio di quel 2022, che alla fine si era chiuso con un po' di speranza e fiducia, prologo di un 2023 tutto sommato non male, un anno che sembrava finalmente di rinascita dopo un lunghissimo periodo buio, per quanto poi in realtà  non fosse  stato così. Ma avevo galleggiato molto bene, sopratt...
Grazie del regalo di Natale. E adesso muori per favore. Definitivamente. (Sto bene in realtà, non benissimo, ma più leggero di quel che forse mi sarei aspettato. Poi magari il 26 non sarà così, ma per ora tutto ok).
Ti guardavo ieri sera mentre preparavi il risotto, concentrata. Non pensavo ti avrei mai più rivista nella mia cucina. Certo non pensavo ti avrei mai più vista svegliarti al mattino nel mio letto.  In tutti questi mesi ho ormai capito molte cose di te e mi è perfettamente chiaro il noi che vorresti tu. Non sarà mai il noi che vorrei io, ma adesso so che non puoi capirlo, so chi sei e so che tu ci credi davvero, in noi. Io invece a questo punto non ci credo più, che sarai l'ultima. Ma grazie di avermi detto che vorresti che io lo fossi per te.  Grazie di avermi chiesto se questo pomeriggio volevo venire con te a comprare i piatti. Per un istante hai capito tu.
Ieri è stata la giornata più difficile, inesorabilmente attesa da giorni, e allo stesso tempo è stata la più facile da molte settimane in qua. Sapevo che sarebbe arrivata e nel momento in cui è accaduto, con una frazione di secondo di anticipo, ho capito al volo che no, non sarebbe andata come pensavo sarebbe andata se fosse accaduta, ma mi avrebbe incredibilmente scagliato ancora più a fondo, dove credevo fosse impossibile arrivare. E però lo ha fatto con una tale violenza che ancor più inaspettatamente sono rimbalzato, invece di disintegrarmi. E sono rimasto lì in piedi, in camera mia, davanti al mio letto, a fissare il telefono, guardarmi attorno e chiedermi come avessi potuto essere sopravvissuto e perfettamente lucido. Era quasi mezzanotte. Mi sono messo al computer e ho continuato a lavorare a quel progetto di astrofotografia a cui mi sto dedicando questi giorni, e l'ho fatto - a quel punto - solo per me stesso. Che non è male.  Poi, verso le due del mattino, ho scritto al vo...
Mi rendo conto che ormai da molto tempo scrivo qui dentro come se fossi del tutto solo, uso questo spazio per parlare con me stesso, ma in realtà non ho la minima idea se sia effettivamente così. Mesi fa avevo chiuso l'accesso pubblico, di fatto isolandolo completamente, perché dando un'occhiata alle statistiche mi ero reso conto che forse così anonimo non ero: nella quindicina circa di lettori che sembravano arrivare fin qui, almeno un paio di indirizzi IP ricorsivi avevano attirato la mia attenzione e non volevo rischiare che gente che conoscevo, perlomeno nella vita reale, leggesse ciò che scrivo qui dentro. Così avevo deciso di bloccare definitivamente gli accessi in attesa di trovare una soluzione diversa. Avevo lasciato questo blog chiuso al pubblico per qualche tempo, in modo che quei pochi lettori che accedevano qui pensassero che lo avessi chiuso definitivamente. Quando l'ho riaperto ho tenuto d'occhio per un po' di settimane le statistiche e mi era sembrat...
Oggi ho davvero toccato il fondo. Sono arrivato al punto zero. Di tutto. Da qui non posso che risalire. 
Il problema, alla fine, è che comunque hai rotto la magia. E non c'è collante che tenga, poi. Soprattutto se manca pure la morsa per tenere insieme i pezzi. 
Sei apparsa la prima volta una sera di inizio aprile, dal nulla. Fulminante e sarcastica, come solo tu sai essere. Bellissima, diretta, vanitosa e speciale. E da allora non c'è pressoché stato più altro, se non le ripetute ondate con cui, questi mesi, mi hai dozzine di volte portato fin quasi in cielo per poi travolgermi all'improvviso e affogarmi, lanciandomi ogni volta un salvagente con cui stare a galla fino all'ondata successiva. Da mesi e mesi - dovrei forse dire anni, non fosse che farei ingiustamente torto a qualcuno che non lo merita, a cui ho voluto bene nonostante tutto e con cui ho di fatto fedelmente condiviso alcuni di questi anni - andavo alla deriva navigando completamente al buio, senza più alcuna bussola, nessun riferimento, nessun piano, progetto, aspettativa, rimbalzando come un pipistrello impazzito che sbatte contro i muri di una stanza, fra occasionali aperitivi e cene pescate a caso, agganciate per noia e disperazione su qualche dating app, illudendom...