E anche questa volta l'ho sfangata. Ne riparliamo fra un anno, direi.
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"In corrispondenza del profilo antero-superiore del corpo del pancreas si conferma sostanzialmente stabile per dimensioni la nota formazione nodulare esofitica di circa 12 x 9 mm, a margini regolari e moderatamente ipervascolare nella fase contrastografica arteriosa, già caratterizzata con endoscopia e citologia come lesione neuroendocrina." Se ho capito giusto, non si è mosso da dove stava nove mesi fa, né è cresciuto. Aspetto la visita chirurgica e torno a respirare per altri sei mesi.
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Mercoledì si avvicina e sì, ho paura. Fra una cosa e l'altra è un anno che non guardano dentro. Un anno è un tempo infinito, in questa situazione, per quanto sia in realtà volato. Mi aspettano giorni di grande stress. Mi fa paura la risonanza e mi fanno paura i possibili esiti della risonanza. Devo combattere con la claustrofobia e con l'ansia per l'attesa dei risultati. Cerco di non pensarci, ma più si avvicina il momento, più non riesco a concentrarmi su altro, più - semplicemente - non esiste altro. Nel frattempo ho fatto il nuovo giro dei controlli post intervento al cuore. Pare vada tutto bene, hanno anche iniziato a ridurmi i farmaci. Le mie sensazioni negative delle scorse settimane sembrano essere, appunto, solo sensazioni. Non riesco a convincermene del tutto, ma i referti sono lì, davanti a me e dicono che sto bene. Quindi sto bene, almeno da quelle parti. Adesso è di nuovo il momento di affrontare il mio sgradevole c...
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E il NET? Il NET è sempre lì. Ho scelto di tenermelo lì, almeno per ora, l'ho deciso io. L'esito della PET fatta a fine luglio, prima dell'intervento al cuore, ha confermato tutto il quadro diagnostico: è lì, ha le dimensioni che ha, piccole, non dà sintomi, soprattutto non sta andando in giro e non è aggressivo. È come avevano diagnosticato fin dall'inizio. Seguo dunque quel che mi consigliano di fare. Un paio di settimane fa sono andato a fare la prevista visita di follow-up a valle del completamento del percorso diagnostico. La dottoressa che mi segue da quando sono stato preso in carico al San Raffaele me lo ha chiesto nuovamente - Preferisce che interveniamo? Mi ha ribadito che deve chiedermelo, ché ci sono pazienti che non riescono a gestire l'ansia e non vogliono entrare nel tunnel dei controlli periodici, portandosi dentro quello che, comunque e dimensioni a parte, è un tumore maligno. Mi ha di nuovo spiegato che grazie ai progressi nella diagnostic...
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Sono passati ormai diciotto giorni da quando ho fatto l'intervento al cuore e la ripresa sembra molto buona. Questo pomeriggio, probabilmente, andrò per la prima volta dopo molti mesi a muovere un po' le gambe con qualcosa in più di una semplice camminata, magari provando ad alternare serie di brevi corsette da un minuto, per vedere un po' come va. Da qualche parte devo ripartire, riparto da qui. Da giorni ormai il battito cardiaco è pressoché regolare e in discesa costante, con una media a riposo che finalmente è di nuovo prossima ai miei valori di un anno fa, attorno ai 50 bpm, con punte a scendere fino a 42. Non ricordavo nemmeno più quale fosse la sensazione di muoversi, fare le scale, camminare e anche solo respirare senza più affanno. È una vera e propria rinascita. Non è stata una passeggiata come, per mesi, medici e conoscenti che già avevano fatto questo intervento mi avevano preannunciato, affatto. A parte la paura e i quarantacinque minuti di preparazione da sveg...
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Dunque, riepilogando: il 28 luglio ho la PET, dal cui esito dipenderà il mio futuro prossimo e le decisioni dei medici rispetto al tumore al pancreas. Il 3 agosto ho l'intervento al cuore. Per l'intervento, oltre a depilarmi pressoché integralmente, dovrò tagliarmi la barba. Per quanto possa sembrare assurdo, ci sono rimasto malissimo. È come se, oltre a tutto il resto, si portassero via un altro pezzo di me, di quel che sono. Io sono come mi vedo allo specchio e la mia immagine allo specchio, quello che sono io, ha la barba. Mi è quasi venuto da piangere. Nel frattempo, stasera mi sparo la quindicesima iniezione. Ho la pancia ricoperta di lividi. Respiro, un po' a fatica per via del cuore, con calma. Un passo alla volta. La mia barba ricrescerà. Anche lei.
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Il luminare da quattrocentodue euro - due euro di bollo - mi ha visitato dieci minuti con uno stetoscopio, dopo avermi fatto fare gli esami preliminari dai suoi insopportabili, giovani e supponenti assistenti. Ha detto solo che sono messo male, ha confermato che devono aprirmi e che prima lo fanno meglio è, e mi ha spedito dalla sua segretaria in microgonna inguinale e mutande in vista (sic) per farmi fare il preventivo. La tizia, gelida come una calcolatrice tascabile, si è premurata di ricordarmi che tutta l'equipe non è convenzionata con nulla e che mi faranno avere il preventivo entro lunedì, dopodiché possono intervenire anche nel giro di una settimana, appena pago. Così. Il luminare da quattrocentodue euro dice che ho il cuore ormai troppo affaticato, che un ventricolo va al 45 per cento e l'altro è grande il triplo di quel che dovrebbe essere, e che devo passare immediatamente alla terapia con gli anticoagulanti, che è esattamente quel che avevo scampato fino a oggi e ch...
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Me lo ha chiesto la dottoressa a un certo punto, dopo un'ora di visita, di spiegazioni, finalmente, di chiarimenti e approfondimenti, di tutto quello di cui avevo bisogno, compresi un sorriso e un approccio il più possibile sereni e tranquillizzanti. L'ultima parola spetta a lei, mi ha detto, se la sente di tenerselo dentro o preferisce intervenire? Devo chiederglielo, mi dice, perché c'è gente che preferisce che interveniamo e rimuoviamo tutto. Le ho risposto, ridendo un po' nervosamente, mi sta chiedendo se preferisco andare in giro con un tumore o senza un pezzo di pancreas? Che vuole che le risponda? Io faccio quel che mi dite di fare, non ci penso minimamente a prendere una decisione del genere di mia iniziativa. Mi sorride di nuovo e mi dice, è la risposta che mi aspettavo, lei non è di quelli che si curano googlando, vero? No, io sono di quelli che fanno quello che i medici gli dicono di fare, io mi occupo di aziende e di astrofotografia, al massimo. Non mi apron...
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Mezzanotte. Random playlist in sottofondo, si intitola "Leggendo", per quanto io stia in realtà scrivendo. È musica un po' da piano bar, quel tipo di musica che suonano i pianisti negli hotel di Casablanca mentre Bogart beve qualcosa, o al ristorante panoramico dell'ultimo piano di un grattacielo di Philadelphia, o in certe lounge per frequent flyer dove ho trascorso ore e ore fra un aereo e l'altro, scappando da qualcosa, o da qualcuno, raccontandomi che viaggiavo, mentre di fatto perlopiù mi spostavo da un luogo all'altro, o che lavoravo, il che è piuttosto ridicolo a pensarci, ché non ho mai pensato davvero di lavorare fra un aereo e l'altro. Al massimo, se non sprofondavo in qualche poltrona a scrivere, andavo in cerca di una tazza. Le tazze. Quante tazze ho cercato e con quante tazze ho viaggiato. A volte che corse, disperate, mentre annunciavano l'imbarco, per trovare la tazza. Quante tazze nel trolley, quante acrobazie per riuscire a infilarl...
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Vedi, in questo momento alla tv c'è Dee Dee Bridgewater che canta What a wonderful world e quella sera di metà agosto di tre anni fa, con la luna che si rispecchiava sull'oceano e What a wonderful world che passava nell'autoradio, è l'ultima sera meravigliosa al termine di una giornata meravigliosa che riesca a ricordare in questo momento, quella sera in cui avrei voluto che il tempo si fermasse in quell'istante esatto, davanti all'oceano illuminato, prima di quella curva, che la mia vita si congelasse lì, insieme alle persone che più amavo al mondo, smettesse all'improvviso di scorrere, ché sapevo che quella, esattamente quella, era la felicità, e io non volevo perderla mai più. Mai più. Invece il tempo non si ferma. Solo quattro giorni dopo, la felicità che si spezza all'improvviso, il primo uragano che mi travolge, io che provo a tenerlo a distanza per qualche mese, a modo mio, fuggendo, l'unica cosa che so fare, che faccio sempre, mettendo tutto ...