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Visualizzazione dei post da aprile, 2022
Aspetto. Scivolano via così i miei giorni, le settimane, i mesi, affondato su questo divano infinito che era pensato per essere diviso in tre, o in quattro, nel quale da solo scompaio nel nulla, fissando lo schermo, o il soffitto. Da qualche giorno pioviggina o minaccia pioggia, si accumulano nuvole nere e poi nulla, oppure qualche goccia, poi un raggio di sole, poi ancora nuvole. Sarà così ancora per giorni, dunque non posso nemmeno invertire il mio tempo per illudermi di non buttarlo inesorabilmente via, trascorrendo le notti sveglio, in terrazza, a fotografare il cielo, e dormendo poi di giorno, per nascondermi. Il cielo mi tradisce e non mi resta altro. Vado comunque a letto tardissimo, ancor più del solito, a notte fonda; mi alzo a orari assurdi, confondo i pasti, di tanto in tanto do un'occhiata ai fiori nei vasi sul terrazzo di sala, poi torno annoiato davanti al monitor, non so a far cosa. Non ho nemmeno nuove foto da pubblicare per manifestare almeno un po' ...
Mezzanotte. Random playlist in sottofondo, si intitola "Leggendo", per quanto io stia in realtà scrivendo. È musica un po' da piano bar, quel tipo di musica che suonano i pianisti negli hotel  di Casablanca   mentre Bogart beve qualcosa, o al ristorante panoramico dell'ultimo piano di un grattacielo di Philadelphia, o in certe lounge per frequent flyer dove ho trascorso ore e ore fra un aereo e l'altro, scappando da qualcosa, o da qualcuno, raccontandomi che viaggiavo, mentre di fatto perlopiù mi spostavo da un luogo all'altro, o che lavoravo, il che è piuttosto ridicolo a pensarci, ché non ho mai pensato davvero di lavorare fra un aereo e l'altro. Al massimo, se non sprofondavo in qualche poltrona a scrivere, andavo in cerca di una tazza. Le tazze. Quante tazze ho cercato e con quante tazze ho viaggiato. A volte che corse, disperate, mentre annunciavano l'imbarco, per trovare la tazza. Quante tazze nel trolley, quante acrobazie per riuscire a infilarl...
Vedi, in questo momento alla tv c'è Dee Dee Bridgewater che canta What a wonderful world e quella sera di metà agosto di tre anni fa, con la luna che si rispecchiava sull'oceano e What a wonderful world che passava nell'autoradio, è l'ultima sera meravigliosa al termine di una giornata meravigliosa che riesca a ricordare in questo momento, quella sera in cui avrei voluto che il tempo si fermasse in quell'istante esatto, davanti all'oceano illuminato, prima di quella curva, che la mia vita si congelasse lì, insieme alle persone che più amavo al mondo, smettesse all'improvviso di scorrere, ché sapevo che quella, esattamente quella, era la felicità, e io non volevo perderla mai più. Mai più. Invece il tempo non si ferma. Solo quattro giorni dopo, la felicità che si spezza all'improvviso, il primo uragano che mi travolge, io che provo a tenerlo a distanza per qualche mese, a modo mio, fuggendo, l'unica cosa che so fare, che faccio sempre, mettendo tutto ...
Ho un "NET". Si scrive così, tutto in maiuscolo. Alla fine ieri me lo hanno confermato. È piccolo, quasi invisibile, comunque pur sempre un tumore, neuroendocrino, maligno, raro (che culo, accidenti). È nel pancreas. Mi dicono stai tranquillo. Va bene, provo a stare tranquillo. Comunque vado in giro con un tumore nel pancreas di un centimetro virgola due. Piccolo, mi dicono: indice di marcatura 2%. Classificazione G1, se ho capito bene. Lipperlì non è che capisci proprio tutto tutto. Perlopiù sei un po' in trance. Ci sono voluti più di sei mesi per arrivare a dargli un nome. Lo han trovato per caso, come spesso accade, a quanto pare. Nessun sintomo, nulla di nulla. Ero partito da altrove, quasi un anno fa. Altri problemi che sembravano gravi, parecchio gravi, da altre parti. E invece no, non erano particolarmente gravi, quelli (per quanto, ma vabbè). Solo un grande spavento e sei mesi di cure leggere. Però, nel frattempo, medici, analisi e analisi, indagini a fondo, parer...