Post

Oggi ho davvero toccato il fondo. Sono arrivato al punto zero. Di tutto. Da qui non posso che risalire. 
Il problema, alla fine, è che comunque hai rotto la magia. E non c'è collante che tenga, poi. Soprattutto se manca pure la morsa per tenere insieme i pezzi. 
Sei apparsa la prima volta una sera di inizio aprile, dal nulla. Fulminante e sarcastica, come solo tu sai essere. Bellissima, diretta, vanitosa e speciale. E da allora non c'è pressoché stato più altro, se non le ripetute ondate con cui, questi mesi, mi hai dozzine di volte portato fin quasi in cielo per poi travolgermi all'improvviso e affogarmi, lanciandomi ogni volta un salvagente con cui stare a galla fino all'ondata successiva. Da mesi e mesi - dovrei forse dire anni, non fosse che farei ingiustamente torto a qualcuno che non lo merita, a cui ho voluto bene nonostante tutto e con cui ho di fatto fedelmente condiviso alcuni di questi anni - andavo alla deriva navigando completamente al buio, senza più alcuna bussola, nessun riferimento, nessun piano, progetto, aspettativa, rimbalzando come un pipistrello impazzito che sbatte contro i muri di una stanza, fra occasionali aperitivi e cene pescate a caso, agganciate per noia e disperazione su qualche dating app, illudendom...
Del non sapere un cazzo, ma dell'avere sempre una risposta per tutto. (Oggi ho avuto due conferme che in qualche modo sono legate fra loro, pur non c'entrando nulla l'una con l'altra. Una in effetti la davo per scontata, l'altra mi ha un po' sorpreso, ma tutto sommato nemmeno troppo.)
Poi arriverà un momento per sedersi con calma e riguardare tutto da lontano con occhi diversi e più sereni, come avviene sempre. Ora sono solo stanco e ho voglia di chiuderli, gli occhi.
Lo realizzo all'improvviso. Che è tutto iniziato aspettando un treno alla Stazione Centrale ed è finita da solo nella mia auto, parcheggiato a Firenze nello stesso posto esatto dove ero parcheggiato cinque anni fa quando lei andò via per sempre. Un posto dove due settimane fa mi sono fermato apposta, per un attimo, prima di rientrare in autostrada. Mi ero fermato lì qualche minuto per chiudere definitivamente un cerchio, guardare i fantasmi rimasti davanti a quel portone e lasciarli liberi di andare via. Ne avevo bisogno ed era il momento giusto per farlo.  Non potevo immaginare che in quello stesso momento se ne stava contemporaneamente chiudendo un altro. In mezzo a mille altre coincidenze, questa è quella che ora più mi annienta, perché è impossibile che sia casuale. E io scrivo, come sempre. È l'unica cosa che mi resta da fare ogni volta.
Immagine