Come è strano ritrovarsi dopo tutti questi anni a lavorare di nuovo in un aeroporto, seduto davanti al gate mentre attendo il mio volo, col computer sulle gambe e il telefonino attaccato a un power bank. Un aeroporto peraltro che conosco molto bene, dove sono passato mille volte, e dove ricordo in particolare una corsa a perdifiato, una sera di molti anni fa, con i ragazzi per mano, lei sempre al fianco e un pupazzo ciclamino che esiste ancora, tutti e quattro - e cinque - a correre come pazzi, per non perdere la coincidenza per Johannesburg.

Come è stato strano ritornare in un hotel anonimo a cinque stelle, dopo tutto questo tempo, muoversi automaticamente come se la mia vita non si fosse interrotta per sei lunghissimi anni, ritrovarsi a parlare un'altra lingua come se fosse la cosa più normale del mondo, pensare in un'altra lingua, fare tutte quelle cose che ho sempre fatto a ogni spostamento, per anni, vagare la sera da solo per luoghi alieni, evitando come la peste qualunque occasione sociale coi colleghi, chiuso nelle mie cuffiette. 

Come è strano tutto. Come aver cancellato sei anni in un istante.

Come è strano l'inizio di questo 2026, così diverso dagli ultimi anni che lo hanno preceduto.

Come è strano sdraiarsi la sera sul letto nella camera di un hotel sconosciuto e ritrovarsi a pensare che a tutto questo, a tutto questo, manca solo qualcuno a cui telefonare.

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