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Leggevo una cosa e pensavo che è sempre molto interessante come tutti - forse non proprio tutti, ma insomma - si ritengano migliori di altri ergendosi a giudici morali dei comportamenti altrui, dall'alto del loro sistema di riferimento assoluto costruito su certezze granitiche e la propria inossidabile etica. Un sistema che spesso nasconde sotto il tappeto delle proprie solidissime basi esattamente quegli stessi comportamenti che finiscono poi nel tritacarne del loro giudizio quando sul banco degli imputati c'è qualcun altro. Comunque serve a uccidere molte cose, sì, e a chiudere davvero tante porte. Non che ce ne fosse bisogno: da tempo ormai ho messo via alcune risposte che mi hanno spiegato tante cose e ho smesso di sentirmi colpevole in assoluto, però insomma, fa sempre un po' strano e mi ritrovo a provare un senso di imbarazzo per quella che ho sempre pensato essere mia inadeguatezza, e invece no. È consapevolezza e lucidità. Persino nel caos. Del resto è grazie a quel...
Decisamente l'atto finale, ieri, questa volta senza pressoché ombra di dubbio. A meno che non decida io di prendere questo pallone ormai bucato e sgonfio e, invece di buttarlo nell'immondizia e andarmene via per sempre da questo campetto di periferia ormai abbandonato e spoglio, lo rimetta stupidamente in gioco, non è chiaro a quale fine. È stato come essersi trovato fra i piedi un rigore assurdo e del tutto inaspettato al centoventicinquesimo, dopo i tempi supplementari e un recupero infinito e ingiustificato, sotto di un gol preso cinque minuti prima, altrettanto a sorpresa, allo scadere regolamentare, quando ormai ero praticamente negli spogliatoi da un pezzo, sconfitto e amareggiato, umiliato, e invece eccolo lì, dal dischetto, un errore arbitrale forse, o il destino, e averlo tirato a porta vuota, incredulo. Boato della folla. Belva inferocita l'avversario, carico di odio per una sconfitta del tutto inattesa e mai messa davvero in conto, sicuro di aver sempre avuto la ...
Domani inizio un nuovo lavoro, dopo quasi dieci mesi di disoccupazione assoluta. È stato il periodo più lungo che abbia mai dovuto affrontare da quando vent'anni fa, mio malgrado - o per mia fortuna -, fui costretto a lasciare "il posto fisso" per tornare definitivamente a fare il libero professionista: una scelta che avevo già fatto quindici anni prima per quasi un lustro, salvo poi cedere alle pressioni del mondo là fuori e lasciare la mia condizione di precario per farmi inghiottire dall'odiato universo delle aziende, che già schifavo prima ancora di averci mai messo un piede dentro. Come ho spesso scritto recentemente, per quanto ufficialmente sia a casa da luglio dello scorso anno, la verità è che non ho più lavorato davvero dal 2023, e se parliamo di lavoro su base continuativa, almeno formalmente da un punto di vista contrattuale, sono ormai due anni da che non ho più avuto a che fare con un impegno che richiedesse una qualche forma di routine quotidiana, tipo ...
 Buon compleanno.
Un anno fa, oggi, tu e io ci incrociavamo per caso per la prima volta.  Avrei potuto passare oltre, come mille altre volte. Invece t i vidi, lessi quello che avevi scritto e fu un attimo. Ti scrissi un messaggio. Diceva "[lo stipendio a fine mese] vince tutto". Potevi non rispondere, come accade mille altre volte. Invece rispondesti, subito: "Il pesto con l'aglio, assolutamente. Ah, dimenticavo: ho delle gambe strepitose." Eravamo noi. Non era stato un caso, era stato il destino. Una settimana dopo, un sabato mattina di inizio primavera, la nostra colazione al parco. Mi avevi travolto fin dal primo istante, ma fu in quel momento che capii che non avrei mai più incontrato nessun'altra come te. La vita, all'alba dei sessant'anni, mi aveva portato te, e venni preso dal panico.  Quella colazione non andò come avevamo entrambi sperato. Ricordo come fosse oggi il senso di sconfitta, l'amarezza, il vuoto, nel parcheggio del parco, in macchina da solo, a...
Te ne sei andato un anno fa e mi hai lasciato solo. Ho mandato un messaggio a S. ed E., un abbraccio virtuale, ma mi sono sentito tremendamente inadeguato. Qui le cose vanno malissimo e quanto avrei da parlarne con te, quanto ne avrei parlato con te, quanto avresti saputo cosa dirmi. Ho scollinato i sessanta senza di te, avremmo dovuto farlo insieme, e invece mi sento ancora più solo di quanto non sia mai stato. Che cazzo di scherzo che ci hai fatto, amico mio. S. ha postato una foto di te meravigliosa sul suo Instagram e ha scritto parole bellissime. Mi è venuto da piangere. Hai lasciato due figlie straordinarie. Se sei da qualche parte, spero che tu stia bene lì dove sei. Mi manchi. 
Sono i miei ultimi quarantanove minuti da cinquantenne. Così ho deciso che scrivo ora. Cinque anni fa, oggi, a quest'ora esatta più o meno, ero in una stanza di hotel davanti al porto di Yokohama, dove di lì a poco avrebbe ormeggiato una nave da crociera dalla quale nessuno sarebbe stato autorizzato a scendere per settimane. Ma ancora, in quelle ore, non si sapeva. Ricordo un'alba struggente sul mare. Ero seduto sul letto e aspettavo. Aspettavo una email che non sarebbe mai arrivata. Pensai che avrei smesso di piangere per sempre. In effetti non andò poi così, piansi ancora molto nelle settimane e nei mesi seguenti. Mi ci sono voluti anni per smettere di piangere davvero e perdonarmi, o almeno fare pace con me stesso e ricollocare altrove qualche colpa, per quanto irrilevante, nel posto corretto. Quella è stata anche l'ultima volta che ho preso un aereo. Non ho mai più volato da allora, né, quasi, viaggiato. Non in quel modo, comunque. Ho pianto ancora recentemente, un paio...