Leggevo una cosa e pensavo che è sempre molto interessante come tutti - forse non proprio tutti, ma insomma - si ritengano migliori di altri ergendosi a giudici morali dei comportamenti altrui, dall'alto del loro sistema di riferimento assoluto costruito su certezze granitiche e la propria inossidabile etica. Un sistema che spesso nasconde sotto il tappeto delle proprie solidissime basi esattamente quegli stessi comportamenti che finiscono poi nel tritacarne del loro giudizio quando sul banco degli imputati c'è qualcun altro.
Comunque serve a uccidere molte cose, sì, e a chiudere davvero tante porte. Non che ce ne fosse bisogno: da tempo ormai ho messo via alcune risposte che mi hanno spiegato tante cose e ho smesso di sentirmi colpevole in assoluto, però insomma, fa sempre un po' strano e mi ritrovo a provare un senso di imbarazzo per quella che ho sempre pensato essere mia inadeguatezza, e invece no. È consapevolezza e lucidità. Persino nel caos. Del resto è grazie a quella consapevolezza e lucidità che riesco ancora a guadagnarmi da vivere. Traspongo dall'esperienza personale a quella professionale o forse è viceversa, chissà.
Alla fine la verità è che non conosciamo mai nessuno. Ci costruiamo immagini adeguate al momento e magari ce le portiamo dietro per tutta la vita. Il paradosso è arrivare alla stessa delusione e alle medesime conclusioni, partendo da posizioni completamente diverse e distanti.
(Epperò, intanto, sempre qui sei).
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