Settembre. Da settimane il cielo è più o meno nuvoloso e non sono più riuscito a far fotografie, né d'altra parte questi ultimi giorni avrei potuto trascorrere le nottate in piedi, ché dopo quasi un anno a casa ho iniziato la mia nuova vita, e dunque ad alzarmi presto la mattina, come tutti.
Il cuore funziona, molto bene. Da ormai quattro settimane ha ripreso il suo ritmo sinusale regolarissimo, come non mi accadeva da non so più nemmeno quanto tempo. Nessun accenno di aritmie, né di fibrillazione, sono tornato alla mia proverbiale brachicardia attestata a 45 battiti scarsi a riposo, con il trend dell'ultimo mese in decisa picchiata verso il basso. La qualità della vita e l'umore, di contro, si sono impennati di conseguenza. Ho anche smesso quasi del tutto di prendere le pillole per dormire - non che dorma bene, ma riesco almeno per qualche ora e sono decisamente più riposato. Niente più affanno, attacchi di ansia rientrati, respirazione normale, sereno.
Ho ripreso a correre - oddio, "correre": ho ripreso a fare un paio d'ore di attività fisica alla settimana, alternando camminata e corsetta leggerissima, per iniziare a far lavorare il cuore. I battiti toccano punte oltre i centocinquanta, alte per me, ma comunque sotto sforzo la media sta poco sopra i centotrenta, che è solo una decina in più delle mie frequenze normali. Ho bisogno di allenarmi, allenarmi e allenarmi, e piano piano riprendere la mia forma di quattro o cinque anni fa. D'altra parte, per via delle complicazioni al cuore, nell'ultimo anno non mi ero praticamente più mosso dal divano, fra l'altro tornando a un peso insostenibile. Adesso in due settimane ho buttato giù quasi tre chili. Mi sono anche rimesso a dieta abbastanza stretta, con disciplina, come un tempo, senza comunque esagerare come nel 2017, quando riuscii a buttarne giù venti in nove mesi. Questa volta ci vado piano, un passo alla volta, senza strafare, con l'obiettivo di tornare a una vita sana e normale. Diciamo che punto alla prossima stagione sciistica, ché fra pandemia e salute son due anni di stop, ormai.
Da un paio di settimane ho dunque iniziato la mia nuova vita. Nonostante i miei timori, l'ansia, la frustrazione di una scelta quasi obbligata seppur razionale, le esperienze passate e la mia prevenzione, non posso negarmi che l'impatto sia stato positivo e almeno per il momento molto lontano da quel che temevo. Diciamo che a certi limiti che mi aspettavo ero abbondantemente preparato e il resto, fino a ora, è stato una piacevole sorpresa. Diciamo anche che ho molti anni in più, che sono invecchiato dentro, che gli ultimi sono stati anni di pressione pazzesca e che gli ultimi mesi a casa, i problemi di salute e tutto quel che ne è conseguito, mi hanno all'improvviso messo di fronte a una nuova prospettiva e a un diverso modo di vedere molte cose, di interpretare gli eventi e il tempo che ho davanti. Così, per il momento, passo attraverso le cose e me le faccio pacificamente scivolare ai fianchi.
Sono sereno, dopo moltissimo tempo. Sto riducendo progressivamente i farmaci, quelli delle nuove terapie e quelli che mi trascino da anni. Sono positivo, lucido, orientato. Ho le giornate piene, mi alzo presto, arrivo al lavoro prima delle nove, praticamente mai successo in vita mia. Peraltro esco già alle otto di sera e sono solo all'inizio. Entro immediatamente nei contenuti, sono sicuro, so quel che faccio e come lo faccio, mi rendo conto che ho l'esperienza e che questi ultimi anni in particolare mi sono serviti per fare un balzo in avanti probabilmente molto più significativo di quanto mi sia effettivamente reso conto. Non soffro - per ora - la pressione, anzi, e se ripenso ad esempio a come ne ero schiacciato quattro anni fa, all'inizio della mia vita precedente, è un Carlo completamente diverso questo. Consapevole, tranquillo, equilibrato. Me lo ha anche detto qualcuno oggi, mi ha detto non ti ho mai visto così, almeno non negli ultimi due anni e mezzo, da quando ti conosco. Si vede l'energia.
Si vede la vita che riprende a scorrere, di nuovo, da capo. Non posso che sperare che duri.
Non so quando riuscirò a tornare in terrazza con la mia attrezzatura. Il meteo non mi è favorevole, ma siamo anche quasi in autunno e, viste al momento le circostanze, forse è meglio così, ché ho bisogno di dormire e ho bisogno di essere presente durante il giorno.
Poi, certo: sto sempre facendo molte cose a modo mio, fin dall'inizio, un po' per sfida, un po' per misurare da subito che gradi di libertà ho e dove posso spingermi, e quando invece alzare le mani e accettare le regole. Ho abbastanza capelli bianchi e le spalle sufficientemente larghe per ritagliarmi l'abito un po' su misura, per quanto preconfezionato possano vendermelo.
Non sono più il capo di nessuno e questa sì, è una liberazione. Al momento è la mia vera libertà. È un pezzo di qualità in più. Ho una mia collocazione abbastanza chiara, degli obiettivi altrettanto chiari, difficili come sempre, ma mi pagano per questo e non mi faccio più spaventare. So come si fa. Magari non riuscirò comunque e ci rimarrò sotto molto prima di quanto possa aspettarmi, ma di sicuro non abbastanza da rimanerne soffocato.
Mi alzo la mattina e ho di nuovo uno scopo. Interessante o meno che sia, è quel che ho e quello le cui condizioni al contorno mi permettono di addormentarmi e, di nuovo, dopo tanto tempo, fare progetti a medio e lungo termine. I miei progetti.
Mi manca molto, e mi mancherà tantissimo, viaggiare. Mi mancano e mancheranno sempre più i miei frenetici giri del mondo, la mia vita divisa fra aeroporti e hotel, i miei mille fusi orari, le notti in volo. Tutto quello sì, mi mancherà moltissimo. È peraltro possibile che a breve debba volare di nuovo altrove per qualche giorno, ma a corto raggio, niente di esotico, però intanto tornerò nel caso a volare, dopo oltre due anni. In generale non so quando tornerò a viaggiare, fosse anche solo per me stesso.
Non ho mai passato un periodo così lungo in vita mia senza decollare per un altrove qualsiasi, senza il trolley pronto di fianco al mio letto, senza un biglietto aereo pronto sulla scrivania e un hotel ad attendermi in qualche parte del mondo. Non mi era mai successo. In questi ultimi due anni e mezzo praticamente non mi sono quasi mai mosso da casa, salvo la puntata di inizio anno in montagna per un paio di giorni, qualche giorno a casa all'Elba ad agosto e i giri in macchina in Italia coi ragazzi delle scorse estati. Persino in questa mia nuova vita, per la prima volta ho il lavoro a dieci minuti da casa e al momento ho pressoché azzerato i tempi di commuting. Mi sento come se avessi definitivamente piantato le radici qui in Brianza, dove ormai sto da diciotto anni, pur con lunghissimi periodi nel mezzo trascorsi all'estero, ma tant'è, "casa", è sempre stata qui a prescindere, e forse chissà. Nell'ultimo anno hanno volato un po' ovunque e viaggiato molto di più i miei figli e in qualche modo questa cosa mi pare abbia tutto un suo significato.
Entro nella prima di una mezza dozzina di riunioni in agenda quest'oggi. Vediamo se prima riesco a prendermi un caffè al volo.
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