Così sono cinquantotto. È un sabato, sono a casa da solo, ho un po' di influenza, non ho nemmeno una bottiglia di spumante, né una torta. In effetti una torta potrei anche farmela, ma non ne ho voglia e per la verità non ho nemmeno uova, a pensarci. Forse potrei fare una torta senza uova. Anzi, sai che c'è, forse me la faccio, tanto ormai la dieta è saltata da prima di Natale, e dunque. Mi faccio una torta all'acqua e cioccolato, che è pure leggera.
Così sono cinquantotto, l'età a cui è morto Vialli, per dire, che del resto si portava un coso nel pancreas, sebbene non come quello che mi porto io, per fortuna, ma tant'è son qui che aspetto il prossimo controllo, non è che uno non ci pensa. Poi Vialli aveva un po' a che fare con me da ragazzo, è stato in qualche modo parte di una mia esistenza di quarant'anni fa tracciata su alcuni diari di carta che non mi decido mai a buttar via, e dovrei farlo, e prima o poi lo farò, e sta di fatto che a scriver "quarant'anni fa", e ricordarsi benissimo com'era quarant'anni fa, mi mette una certa angoscia.
Così sono cinquantotto e avverto lo spiacevole profumo dei sessanta ormai dietro l'angolo, ché due anni volano via alla velocità della luce, ne son passati tre da quando atterravo a Malpensa e ci chiudevano in casa, tre anni capisci, tre anni da quando è arrivata la pandemia, e se sono tre anni da allora, che sembra ieri, che vuoi che siano due anni. Due anni e saran sessanta. E il peso già mi schiaccia.
Così sono cinquantotto, i ragazzi son dovuti andare via dopo esser stati qui per tre settimane, è un po' un peccato, ma sai che c'è, anche pazienza, ché avevo voglia di stare finalmente un po' da solo, in silenzio, fra le mie quattro mura, nel vuoto spinto, con le mie cose e i miei pensieri. Sono qui, metto a posto foto, mi prendo la mia Tachipirina, non penso a nulla. O almeno ci provo.
Così sono cinquantotto e, puntuale come uno Shinkansen, è arrivata la sua email di auguri. Dice "...anche se non risponderai, anche se magari non leggerai nemmeno". Infatti, no, non rispondo, ancora una volta. Ti leggo, invero, ché la tua email è inevitabilmente lì in cima alla lista, ma non rispondo. Anche perché non c'è nulla da leggere, a parte "buon compleanno" e dunque nulla a cui rispondere. Sono anni che non c'è nulla da leggere e di risposte io te ne ho date fin troppe, in tutti questi anni. Dimenticami. Sei patetica ormai in questa tua ostinazione.
Così sono cinquantotto. Nel frattempo ho messo la mia torta in forno, una bottiglia di Prosecco non ce l'ho, ma ho pur sempre una birra e del genepì. Possono andare bene.
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