Nove.
Non vengo quasi più a trovarti, lo so. Quest'anno un paio di volte direi, una due mesi fa, per il tuo compleanno.
Hai visto, mio fratello, sì? Chi lo avrebbe mai detto. Io no. Mi dispiace tanto e non avrei detto nemmeno questo, che mi sarebbe dispiaciuto fosse mai successo, intendo. E invece. Sono in pensiero per lui.
Ho sempre idea che dietro quel che mi accade di straordinario e imprevedibile ci sia ogni volta tu, che guardi e fai cose per prenderti cura di me. È un pensiero sciocco, suppongo. Ma mi piace crederci. Ti tiene qui con me, anche se non sei mai passato, o forse sì e non sono stato capace di sentirti, chissà.
Sono stati anni assurdi, gli ultimi quattro. Mi hanno invecchiato di colpo di dieci e me li sento tutti addosso. Son sempre lì ogni giorno che mi chiedo quanti me ne mancano, e anche questo è assurdo. Non lo so che è successo, non riesco più a mettere a fuoco nulla. So solo che nonostante tutto sto ancora qui, miracolosamente in equilibrio, molto più in equilibrio tutto sommato di quanto non sia stato in passato e fino a un anno fa.
Mi manchi sempre. Non scrivo più, non ho più voglia di scrivere (in realtà sto scrivendo un altro libro, ma è una cosa diversa dal primo e soprattutto dal secondo: ho un progetto; era tantissimo che non avevo un progetto). Avevo chiuso queste pagine perché alla fine non era il caso mandarle avanti senza poter fare selezione all'ingresso, erano cose mie che all'improvviso mi ero reso conto non lo erano affatto. Tutto sommato non avevo nulla da dire - non ho nulla da dire, e comunque non è questo il posto per quel che avrei da dire. Non trovo più quello che è stato il mio mondo per una vita intera, ho perso il filo di tutto, e forse va bene, mi sta bene. È tutto così strano attorno a me, da un po' di tempo ormai. È un po' come se stessi immobile ad aspettare la fine del mondo, come se me l'aspettassi da un momento all'altro, non so perché.
Penso sempre tanto. Penso molto e dormo pochissimo. Il tempo non mi manca. Il tempo è qualcosa su cui sto lavorando, faccio scorta e lo tengo stretto.
Ho due progetti in realtà, l'altro però è in coda a quello a cui mi sto dedicando adesso, anche se ho cominciato a buttar giù qualcosa e anche se a guardare bene traguardano entrambi lo stesso obiettivo. Ho tre progetti, in verità, ma il terzo è ancora molto a lungo termine e potrebbe anche essere del tutto rivoluzionato, perché anche la mia vita è un po' in corso di rivoluzione e mi accorgo che sto mettendo sempre più in discussione molte cose che ho sempre pensato, almeno fino a oggi, anche cose che ho sempre creduto di me e della vita che vorrei, o avrei voluto. Ci sto lavorando, come col tempo.
È tardi, notte fonda come al solito. Ho sulla terrazza il solito coso che insegue le stelle, e qualche pagina da correggere. Torno sul mio nuovo libro.
È che ero fermo su una frase che proprio non riuscivo a formulare come volevo, ho visto che la mezzanotte era passata da un pezzo e all'improvviso ho pensato che è il 24 novembre.
Ne avrei eccome di cose da dire. Tante sì. Cose accumulate a montagne negli ultimi quattro anni. E altre ancora. Ma la verità è che tutte le persone a cui dovrei dirle non sono più nella mia vita da tempo, nemmeno tu, e dunque amen. Ho perso i miei treni ed è troppo tardi ormai, non c'è ragione di scriverle qui.
Stai sempre lì, mi raccomando, papà.
Commenti
Posta un commento