Pensavo di fare un classico post da fine anno, ma per la verità non ne ho alcuna voglia. È stato sicuramente un anno interessante, è stato un buon anno, è stato anche un anno in cui la mia vita ha nuovamente sterzato all'improvviso senza avvertirmi, un anno che poteva essere disastroso e invece è stato  sorprendentemente il migliore da qualche anno in qua; un anno che ha infine visto concludersi un negoziato durato molti anni, le cui conseguenze, comunque mi vadano le cose e per quel che mi riguarda, cambieranno il corso degli anni a venire; un anno che suo malgrado ha portato conferme di cose che sapevo già da anni, ma che per qualche mese mi ero lasciato convincere dagli eventi a ignorare, e ovviamente è finita male, anzi bene, perché come mi disse qualcuno a me molto vicino ormai diciotto anni fa, per fortuna ci hanno pensato loro, ché da solo forse non avrei avuto il coraggio; un anno che proprio grazie a un fallimento, a quel fallimento, ha portato infine del bene, almeno per un po', ed erano anni che ce n'era bisogno: un bene molto materiale, per carità, ma finalmente ossigeno, davvero. Finché durerà. Un anno che probabilmente ha cancellato per sempre qualcuno, forse sì, infine: sarà un bene, se sarà, per quanto non abbia idea quanto tempo passerà ancora prima che riesca a convincermene davvero definitivamente, senza alcun rimpianto.

È stato anche un anno di una rivoluzione improvvisa accaduta a un metro da me, del tutto inaspettata, della cui portata ancora non riesco a prendere bene le misure; per la verità, più passano le settimane e più penso che è un'onda i cui effetti travolgeranno anche me sulla media-lunga distanza, e ne avrei fatto volentieri a meno. Osservo stupito, incredulo. Vedo rinnovarsi con precisione matematica cose spiacevoli che la mia memoria aveva archiviato ormai da anni. Per quanto sia un osservatore esterno, non lo sono affatto, del tutto esterno intendo. Mi spiace, ed è l'unica cosa questa che al momento riesco a pensare. Mi tengo stretti i miei pensieri, il futuro mi sembra buio, almeno guardando in quella direzione.

Scollino nel nuovo anno, come spesso mi accade a cavallo d'anno, con tanto tempo per me stesso, sempre di più. Qualche timore ce l'ho, ma passano gli anni e mi sono anche stancato dei miei timori, quel che sarà sarà. Passo tantissimo tempo a casa, ormai da anni. Non viaggio più, non ne ho più voglia, non faccio più nulla, non mi manca nulla. Mi occupo di un paio di progetti, sto sulle mie, vedo poca gente, quasi nessuno. Per dire, ho comprato una macchina ad agosto, per necessità, ché ne avrei fatto volentieri a meno, e praticamente fino a oggi è uscita dall'asse casa-supermercato-logistica figli solo una volta, per accompagnare mia madre a Genova. Qualche centinaio di chilometri, forse mille, di pressoché solo ciclo urbano.

Più passo tempo a casa, come mai mi era accaduto in vita mia, più mi trovo sempre più spesso a guardarmi attorno. Guardo le cose che ho accumulato in tutti questi anni, che mi sono trascinato di trasloco in trasloco. Vedo ogni giorno di più l'inutilità di tutto questo, il peso delle cose che ci trasciniamo dietro senza motivo, il vuoto di quei centoventi scatoloni pieni che hanno accompagnato il mio ultimo trasloco. Se mai ce ne sarà un altro, voglio far star tutto dentro la mia auto. Non voglio più nulla, non mi interessa più. È proprio vero che invecchiando si passa dall'aggiungere al togliere. Da tempo ormai sto togliendo sempre più cose attorno a me, materiali e immateriali. Guardo le cose attorno a me e mi chiedo quali mi sopravviveranno e per quanto tempo. Cosa ne sarà di quel quadro fra quarant'anni, cinquanta? E le mie inutili collezioni di inutilità? E tutte quelle inutili cose che accumulano polvere da anni, che sono solo ricordi per me e non lo saranno per nessun altro, e via via che passa il tempo non sono nemmeno più ricordi per me, perché in verità io non ricordo affatto dove ho preso quel sasso, quella conchiglia, quella sabbia, dove ho scattato quella foto, dove ho comprato quella stampa, e quella statuina. È tutta roba che passa, fantasmi che si allontanano. Dove finirà tutta questa roba fra un po' di anni? A che serve, se non a rompere i coglioni a chi poi dovrà liberarsene, se non lo farò prima io?

Non so se sono io, ma ci penso sempre più spesso. Sarà la mina che mi porto dentro silente, sarà stato l'intervento al cuore, sarà quel dolore che mi accompagna ogni mattina da mesi e che non ho alcuna intenzione di andare a far controllare. Scorro la solita lista delle persone famose morte nell'anno che se ne va e ce ne sono tante della mia età, anche più giovani, troppe, sempre di più anno dopo anno. Così mi guardo attorno, vedo le mie cose, vedo l'inutilità, penso a tutto il tempo buttato via e devo combattere sempre di più, giorno dopo giorno, per sopportare il peso di doverne necessariamente buttare via ancora troppo, buona parte del quale proprio per dar modo a queste cose che mi circondano di prendere polvere e far sì che debba pensare a come disfarmene.

E alla fine di tutto, il mio anno vero è questa roba qui, e nell'anno che entra ho già messo un carico pesantissimo, prendendomi anche qualche rischio. Ma cazzo, è tempo mio, per me. Mi piace. E allora vaffanculo al resto.



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