Te ne sei andato così, senza nemmeno avvertirmi. E pensare che ho raccontato di te in questo blog proprio un paio di post fa.

Te ne sei andato proprio mentre muovevi i primi passi nella tua nuova vita, quella nella quale avevi deciso di dedicarti finalmente solo a te stesso, lasciandoti tutto il resto alle spalle, affiancato dalla tua nuova compagna che non ho fatto a tempo a conoscere. In questo momento ho un vuoto terribile e non ricordo nemmeno come si chiama, e mi pare imperdonabile.

Te ne sei andato e l'ho saputo solo per caso: mi ha avvertito un conoscente comune, che peraltro mi capita di sentire raramente, solo per lavoro. Mi ha mandato un messaggio per chiedermi se avessi saputo la notizia. No, e in effetti non so in che altro modo sarei potuto venire a saperlo: nonostante tu e io ci conoscessimo da quasi trent'anni e tu fossi uno dei tre o quattro amici più cari che ho al mondo, non condividevamo pressoché alcun contatto, se non appunto qualche ex collega che né io né te abbiamo in realtà mai frequentato, a parte per ragioni professionali. Uno di questi, nell'avvisare altri conoscenti, ha pensato per caso a me senza nemmeno sapere quanto io e te fossimo legati. Non fosse stato per lui, uno di questi giorni ti avrei mandato un messaggio e mi sarei chiesto perché mai non rispondessi. Mi vengono i brividi solo a pensarci.

Te ne sei andato l'8 marzo. Sorrido, amaramente. Tu e io sappiamo perché, e avresti sorriso anche tu. Magari lo stai facendo, lì dove sei ora, se sei da qualche parte.

Te ne sei andato e con te se ne va il mio alibi preferito da sempre. Qualche volta mi sei servito e io sono servito a te. Ce lo dicevamo, ci avvisavamo quando capitava e ne ridevamo insieme. Anche in questo eravamo legati e complici, lo siamo sempre stati. Avevamo un legame speciale.

Eri il mio fratello acquisito. Siamo sempre stati così simili tu e io, così uniti nel nostro comune destino che abbiamo condiviso in tutti questi anni. Nessuno su questa terra credo mi abbia conosciuto come mi conoscevi tu. Di sicuro sei stato l'amico col quale in tutti questi anni io sia stato più in empatia e in confidenza, accomunati anche dalla vicinanza anagrafica, solo qualche settimana di differenza fra i nostri compleanni. Quando sono stato davvero in difficoltà e ho avuto disperatamente bisogno di una mano per non schiantarmi, sei stato l'unico a darmela in modo totalmente disinteressato, prendendoti anche qualche rischio. Non l'ho mai più dimenticato, quel periodo saldò ancor più la nostra amicizia. Se oggi sono ancora in piedi lo devo in buona parte a te.

Ci siamo sempre capiti al volo, tu e io. Abbiamo sempre pensato uguale, guardato al mondo e alla vita nello stesso identico modo, condiviso ogni nostro pensiero, per trovarci ogni volta in perfetta sintonia, come gemelli separati alla nascita.

Eri appena tornato da un viaggio solitario in Guatemala. L'ultima foto che hai pubblicato su Instagram, tu che coi social non avevi pressoché nulla a che fare e non pubblicavi mai quasi nulla, è un tramonto su un lago di laggiù. 

Ho salvato quel tramonto.

Sul mio profilo Instagram eri passato l'ultima volta qualche giorno fa. Sei sempre stato fra i primi a venire a vedere le mie foto, ogni volta che ho pubblicato qualcosa. 

Te ne sei andato da solo, senza nessuno attorno a te, come in fondo io e te abbiamo sempre saputo saremmo stati destinati ad andarcene. Lo hai fatto prima di me.

Te ne sei andato e io non so più, ora, a chi posso raccontare le mie cose. Tutte quelle che condividevo solo con te e con nessun altro, perché erano cose che solo tu capivi profondamente e condividevi con me. Mi hai lasciato solo con le mie cose.

Ti ho voluto davvero bene e so che me ne volevi anche tu. Vorrei poter abbracciare E. ed S., che probabilmente nemmeno si ricordano di me, stringerle forte e dir loro quanto volevo bene al loro papà.

Credo di non aver mai pianto per un uomo, fino a oggi. 

Che cazzo di scherzo. Mi mancherai tantissimo, Paolo. 




Commenti

Post popolari in questo blog