Così sto. Piove su tutto, ininterrottamente, ormai da due giorni, e io sto qui sotto la pioggia, a fissare il cellulare per ore, senza riuscire a smettere di chiedermi cosa sia successo, perché, come. Piove su tutto e lava via ogni cosa, e fa freddo, così freddo che ho riacceso il riscaldamento, perché il freddo mi stava entrando nelle ossa e avevo bisogno di almeno un po' di caldo in soccorso. Piove su tutto e stasera, per la prima volta da quattro anni, perderò anche la luna piena, il che è la perfetta sintesi di questo tutto, chiamata nel momento perfetto previsto dal copione, ché non poteva che essere questa la prima luna che avrei mancato.
Ho una stanchezza dentro così infinita, questi giorni, che mi addormento in continuazione, nonostante le pillole per dormire anche di notte. È una stanchezza pesante, mentale, di esaurimento profondo, che dovrei davvero iniziare ad affrontare in modo serio. Partendo dalla fine, da questa pioggia che da due giorni mi sta sommergendo e sommergendo ogni cosa attorno a me.
Devo attaccarmi al tempo, come sempre. Al tempo che passa e passerà anche a questo giro, rapidamente si spera. Per qualche ora, per due giorni in tutto, forse, ho visto all'improvviso riaccendersi di nuovo tutte le luci e illuminarsi il mio universo come non lo vedevo da quasi tredici anni, rimettersi in moto, tornare a respirare a pieni polmoni. Lo ha fatto in modo strano, con un paio di brutti e inattesi scossoni che lo avevano ripiantato di colpo, ma era infine ripartito e io stavo lì, convinto di aver ripreso il timone, di guidare, per quanto a fatica, dentro un traffico a cui non ero più abituato da un quarto di vita. Ed è stato bellissimo. Era bellissimo, così bello che non credevo sarebbe mai stato più possibile in vita mia. E infatti.
Si è definitivamente spento tutto all'improvviso, come sì come si era riacceso. Fermo, buio, fumo che galleggia in sospensione. Rottami. Cocci. E io lì seduto, sotto la pioggia. Che sto male come non stavo da almeno cinque anni e senza nemmeno le ragioni per star male che avevo cinque anni fa. Un dolore profondo, viscerale, continuo, sordo. Stanco. Con gli occhi che si chiudono, perché la mente non ce la fa a tenerli aperti.
Stanco. L'unica cosa che riesca a pensare. Da solo, immerso da due giorni in questo silenzio che non credevo davvero possibile e così assordante.
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