È una sconfitta che brucia, molto. Arrivata al termine di una settimana in cui mi sono lasciato andare a sognare davvero tanto, fin troppo, dopo molto tempo che non accadeva. È una sconfitta che fa male e la verità è che me l'aspettavo: mi sentivo sconfitto fin dall'inizio. Ieri sera, poi, ne avevo avuto la percezione chiarissima, passando davanti allo specchio.
Lascerà qualche segno per un po' di tempo, un po' più di quel di quel che dovrebbe lasciare. Mai come stamattina la regola dei sette secondi è stata così vera.
Comunque sia andata, non devo dimenticare che è stata una settimana importante per ben altri motivi. Solo, avevo davvero sperato che la prossima fosse eterna. Significa però che in cuor mio non mi sono ancora arreso, per quanto gli anni che passano purtroppo mi mettano sempre più di fronte alla realtà dei fatti e ai treni persi nella mia vita.
Questo pomeriggio, dopo forse un anno, ho rimesso le scarpette, ho indossato gli AirPods e sono uscito ad affrontare il sole. È l'unico modo che conosco per lasciarmi alle spalle le mie sconfitte.
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Aggiornamento: la coda delle ultime ventiquattr'ore è stata davvero inaspettata, gratuita e particolarmente dolorosa, ce ne fosse stato ulteriormente bisogno, ma forse servirà a mettere una pietra tombale su questi ultimi giorni in modo più rapido del previsto.
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