Il 2022 - dopo mesi terrificanti, dopo la scoperta del tumore, dopo l'operazione al cuore, dopo tre quarti dell'anno a casa disoccupato, dopo aver chiuso nel peggiore dei modi un capitolo lungo e importante della mia vita; dopo tutto questo - si era concluso accettando una inaspettata assunzione a tempo indeterminato, una decisione in verità sofferta e ragionata a lungo, che però lipperlì mi risollevò finanziariamente e aprì alla prospettiva di un futuro e un ultimo ciclo della mia vita professionale finalmente stabili e in pace, perlomeno dal punto di vista economico.
Insomma, alla fine l'anno si era salvato.
Il 2024 no. È stato a mia memoria il peggiore anno della mia vita. Peggio di quel 2022, che alla fine si era chiuso con un po' di speranza e fiducia, prologo di un 2023 tutto sommato non male, un anno che sembrava finalmente di rinascita dopo un lunghissimo periodo buio, per quanto poi in realtà non fosse stato così. Ma avevo galleggiato molto bene, soprattutto rispetto agli anni passati.
È stato peggio del 2020 e del 2021, gli anni del Covid e del crollo definitivo della mia vita lavorativa che avevo miracolosamente ricostruito nel triennio precedente quando ormai pensavo non fosse più possibile, arrivata invece al suo apice, un apice che non credevo avrei mai raggiunto e dal quale mi ritrovai all'improvviso scaraventato di sotto senza preavviso con conseguenze disastrose; gli anni della salute che aveva iniziato a peggiorare in modo significativo, del cuore ormai fuori controllo; gli anni della crisi di mia figlia, a un passo dallo spezzarsi.
Peggio del 2019, l'anno in cui dopo una lunghissima agonia si disintegrò definitivamente il mio secondo disastroso tentativo di costruire una famiglia normale, precipitandomi in una depressione profondissima. Peggio del 2017, l'annus horribilis dei primi problemi al cuore e della deflagrazione la cui onda d'urto si sarebbe propagata per gli anni a seguire, travolgendomi e facendo terra bruciata di ogni tentativo successivo di normalizzare la mia vita relazionale.
Peggio del 2016 l'anno del primo tracollo economico e delle cause per il divorzio, nel quale però, nonostante tutto, ero riuscito a rimetter su casa. Peggio del 2015, l'anno in cui persi la prima direzione importante della mia vita, un licenziamento che portò con sé una catena di conseguenze rovinose; l'anno del mio cinquantesimo compleanno, che però si era concluso con la firma del rogito e un nuovo punto zero.
Peggio del 2014, l'anno in cui morì papà; del 2010, l'anno della separazione e dei primi ansiolitici; e del 2009, l'anno tremendo vissuto da separato in casa, una casa in cui ormai rientravo il meno possibile per tenere a distanza lo tsunami che stava per travolgere la mia vita familiare; l'anno della rinuncia forzata alla più grande occasione professionale che abbia mai avuto.
Più risalgo indietro, più il bilancio del 2024 mi appare in tutto il suo catastrofico fallimento. Non c'è una cosa sola che riesca a salvare di quest'anno.
Un fallimento che ha persino una sua unità di misura: nel 2024 ho trascorso in totale 127 giorni completamente blindato in casa, senza nemmeno mettere un piede fuori, la maggior parte dei quali, quasi tutti per la verità, in totale solitudine. Peggio dei lockdown per il Covid. Un numero già di per sé spropositato e che in realtà è anche ben più angosciante se conto le giornate in cui sono uscito solo per accompagnare mia figlia a scuola al mattino, o per fare la spesa, e che non ho il coraggio di verificare, ma sono certo porterebbe a sfiorare, se non a oltrepassarla, quota duecento giorni.
È la fotografia allucinante della mia situazione oggi. È la fotografia del primo anno in cui mi sono infine arreso e ho ceduto agli antidepressivi.
Chiudo dicembre con un totale di 18 giorni su 31 trascorsi in casa da solo senza uscire, che diventano 23 se conto le giornate in cui ho solo accompagnato la figlia a scuola. Significa che in tutto il mese sono uscito davvero solo 8 giorni e di questi solamente 5 per fare qualcosa d'altro che non fosse la spesa o una semplice commissione. Due di questi sono la sera della Vigilia e il giorno di Natale, trascorsi in famiglia. Dunque, a dicembre sono uscito di casa solo in tre occasioni per vivere.
Nel 2024 ho fatturato solo una sessantina di giornate, concentrate fra marzo e luglio, dove fatturate non significa che ho lavorato. La realtà è che probabilmente in tutto l'anno ho dedicato al lavoro non più di trenta giornate e non sono mai state giornate piene, anzi, le ho trascorse perlopiù chiuso in casa, in smartworking, niente di più che qualche videoconferenza durante la giornata nella quale il mio contributo è stato pressoché nullo. Non credo di essere andato in ufficio dal mio unico cliente più di dodici volte in tutto, forse quindici, peraltro a guardare il soffitto. Se vogliamo dire le cose come stanno, di fatto, nel 2024 non ho lavorato.
Non mi ricordo quasi nemmeno più cosa significhi lavorare. Non fare assolutamente nulla, svegliarmi tardissimo con mezza giornata ormai andata e l'altra metà davanti completamente vuota è ormai diventata una condizione normale per me, non me ne rendo nemmeno più conto. Dal 2022 a oggi ho lavorato talmente poco che se non fosse stato per un paio di buone uscite oggi sarei davvero sul lastrico da un pezzo. Di fatto, chiudo il 2024 quasi in bancarotta: ho un margine liquido di sopravvivenza con un orizzonte non più lungo di tre-quattro mesi, dopodiché mi restano solo il monolocale di Milano e un'assicurazione sulla vita intestata ai figli, oltre naturalmente a questa casa della quale avrei ancora vent'anni di mutuo residuo sulle spalle, una cifra astronomica nelle mie condizioni attuali, una follia. Per la prima volta in vita mia, il prossimo mese chiederò un prestito a mia madre. All'alba dei sessant'anni. Non sono mai stato così prossimo al collasso economico, nemmeno nel 2018. Se non risolvo la situazione a brevissimo sono spacciato.
Il 2024 è stato l'anno delle prime vacanze senza il figlio maggiore, ormai adulto e indipendente, e anche l'ultimo probabilmente in cui le ho trascorse con la minore, che fra qualche mese diventerà maggiorenne e che ha già altri progetti per l'anno a venire. Dalla prossima estate, per la prima volta, sarò davvero completamente solo, senza nemmeno più l'àncora dei figli. E ho già una voragine in fondo allo stomaco.
È stato un anno tre quarti del quale ti hanno vista entrare a gamba tesa nella mia vita, prenderti il ruolo di protagonista, fare danni irreparabili e farmi ogni male possibile senza alcuna altra giustificazione che alla fine non sia semplice cattiveria, o un reale disturbo di personalità. Voglio ancora credere che sia questa l'unica spiegazione possibile, ma è solo perché mi rifiuto di accettare la verità. Te ne sei andata l'ultima volta otto giorni fa, proprio alla vigilia di Natale, dopo nemmeno tre settimane dal tuo ennesimo ritorno e dopo che per altri due mesi avevi fatto di tutto per convincermi a riaprirti la porta. Hai di nuovo sfondato a testate il muro che credevo di aver costruito per difendermi da te e dal male che porti; mi hai di nuovo inondato di cazzate e bugie, ancor peggio che a settembre: ti ho voluto credere di nuovo perché a quel punto mi sembrava impossibile che lo avresti rifatto. E invece.
Te ne sei andata la vigilia di Natale e ancora non posso credere né che tu lo abbia davvero fatto nuovamente, né che tu lo abbia fatto ancora in quel modo, né che tu mi abbia di nuovo ingannato con tutte le tue storie. Mi disprezzo per essermi fatto ripetutamente convincere da te a concederti ancora fiducia, dopo tutti questi mesi, nonostante l'evidenza dei fatti. Mi odio per sapermi ancora innamorato di te come mai lo sono stato nella mia vita, nonostante tutto quello che mi hai fatto e per quanto non voglia mai più sapere nulla di te, per quanto cosciente del fatto che nel più profondo del mio io si ostina a persistere la speranza maledetta che tu ci ripensi per l'ennesima volta, pur sapendo perfettamente che non mi ami e non mi hai mai amato, né mi amerai mai.
È stato l'anno della fiammata di Arianna, che per qualche settimana mi ha strappato da te e mi ha ricordato dopo molti anni com'è essere felici, in pace, sereni, per poi a sua volta ingannarmi, gettarmi dal finestrino in corsa e farmi raccattare di nuovo da te, che non aspettavi altro che far terra bruciata delle praterie che ti avevo aperto.
È stato l'anno iniziato chiudendone quattro ai quali non sono mai riuscito a trovare un senso, se non in una ricerca di serenità fatta di silenzi per non voler più parlare, di occhi chiusi per non voler più vedere, di un'àncora a cui aggrapparmi, un salvagente che mi tenesse a galla, salvo poi infine staccarmene rendendomi conto che non avrei potuto trascorrere il resto della vita solo a galleggiare. L'anno di alcune meteore che hanno attraversato il mio cielo lasciando solo deboli tracce, utili a portarmi qualche sera fuori da casa, a insegnarmi di nuovo a nuotare al largo da solo, a chiarirmi cosa voglio e cosa non voglio mai più.
È stato un anno con la salute di nuovo in peggioramento, lento ma costante, causato anche dall'immobilità assoluta, da questa clausura, questo eremitaggio nel quale mi sono sprofondato. Un anno di solitudine estrema che si chiuderà in solitudine estrema, senza più nessuno con cui trascorrere la notte di Capodanno, ché i pochi amici a cui ho bussato avevano ormai altri programmi e del resto la mia condizione economica attuale non mi permette nemmeno di andarmene via da solo da qualche parte, come avrei fatto in anni passati. Negli ultimi quindici anni ne ho fatte di notti di Capodanno a casa da solo, ma almeno formalmente da solo non ero mai, sulla carta esisteva comunque qualcuno con cui scambiarci gli auguri a distanza. Quest'anno no. Stanotte sarò davvero solo, domani mi sveglierò nel nuovo anno davvero solo.
Non partirò nemmeno per la montagna per andare a sciare qualche giorno coi ragazzi, come abbiamo sempre fatto gli anni passati. Esiste la possibilità che in questa stagione invernale non vada mai a sciare, come è accaduto solo nell'anno del Covid, perché non ho i mezzi economici per farlo. Anche un giorno potrebbe essere troppo caro. Ma con te sarei andato lo stesso.
Nel 2025, fra pochi giorni, compirò sessant'anni. Mi fanno paura, sono mesi che vedo arrivare questo compleanno a investirmi come un'onda altissima.
Sono cinque anni che non salgo su un aereo e non viaggio più davvero. Avevo grandi progetti per il mio sessantesimo compleanno, per cavalcare quest'onda. Non potrò realizzarli.
Se dovessi fare un buon proposito per questo anno che sta per iniziare, forse sarebbe quello di non fare un solo giorno chiuso in casa.
Il 2024 si chiude con questo brutto post, che ho riscritto almeno dieci volte e che più rileggo, più vedo quanta fatica ho fatto a scriverlo anche solo in un italiano appena decente. Lo lascio così com'è. Mi ha stancato. Non so scriverlo meglio. Mi fa schifo. Mi fa schifo come ha fatto schifo tutto il 2024 e dunque forse va bene così.
Mi fa schifo come il fatto che mi manchi, nonostante tutto.
Magari fra ventuno giorni mi viene da scriverne uno migliore.
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