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E niente, questa volta ci avevo visto giusto. Il referto parla chiaro. Sono ricomparse aritmie e tachicardia. Lo stress sul lavoro di questi ultimi mesi sta nuovamente mandando in malora la salute, vanificando l'intervento al cuore di quattro anni fa. Mi ero ripromesso allora che non mi sarei più fatto coinvolgere dal lavoro e non avrei più accettato incarichi come quelli di questi ultimi mesi, che mi fanno schifo e mi esauriscono mentalmente, ma il problema è che non ho alternative e peraltro, come si è visto, se provo a ignorare solo un minimo la pressione e prendere le cose con più distacco, coi miei tempi, mi ritrovo immediatamente col culo per terra.  Due anni di disoccupazione mi hanno messo pressoché sul lastrico e la pensione è ancora lontana. Sono intrappolato. Non sono più in grado di gestire alcuna minima forma di stress, se devo affrontare una riunione solo un filo più complicata, dove per qualunque ragione sono al centro dell'attenzione o chiamato a rispondere di q...
Ho la nausea dalla stanchezza, letteralmente. È una stanchezza fisica e mentale, infinita. Quando arriva infine il weekend rimango a letto fino a orari assurdi, o mi abbandono sul divano incapace di fare qualunque cosa, reagire a qualunque stimolo. Qualunque incombenza  mi sembra insormontabile , anche la più insignificante, e procrastino, procrastino, procrastino all'infinito. Poi a tratti raccolgo tutte le energie e con estrema fatica mi decido a sistemare una qualunque cosa che sto rimandando da mesi, ad esempio aggiustare due buchi nel muro, fare ordine in un cassetto, ripulire una piastrella rovinata della doccia. Il lunedì mattina è un incubo e la settimana è un conto alla rovescia sfiancante fino al venerdì sera, quando infine chiudo la finestra del lavoro e mi accascio sul divano completamente inerte, col cervello spento, già angosciato dal tempo che mi separa dal lunedì successivo. Non riesco a fare nulla, a concentrarmi su nulla, nemmeno su quello a cui vorrei dedicarmi. ...
 E comunque anche tu.
 Ora è piccolo piccolo anche qui.
Come è strano ritrovarsi dopo tutti questi anni a lavorare di nuovo in un aeroporto, seduto davanti al gate mentre attendo il mio volo, col computer sulle gambe e il telefonino attaccato a un power bank. Un aeroporto peraltro che conosco molto bene, dove sono passato mille volte, e dove ricordo in particolare una corsa a perdifiato, una sera di molti anni fa, con i ragazzi per mano, lei sempre al fianco e un pupazzo ciclamino che esiste ancora, tutti e quattro - e cinque - a correre come pazzi, per non perdere la coincidenza per Johannesburg. Come è stato strano ritornare in un hotel anonimo a cinque stelle, dopo tutto questo tempo, muoversi automaticamente come se la mia vita non si fosse interrotta per sei lunghissimi anni, ritrovarsi a parlare un'altra lingua come se fosse la cosa più normale del mondo, pensare in un'altra lingua, fare tutte quelle cose che ho sempre fatto a ogni spostamento, per anni, vagare la sera da solo per luoghi alieni, evitando come la peste qualunqu...
Mi fa paura. Mi paralizza. È che non riesco proprio ad accettarlo, è come se la mia mente si rifiutasse. Accade così, sempre di più negli ultimi anni e in modo ancor più devastante dallo scorso anno. Probabilmente - anzi, quasi certamente - è per la solitudine, per la sensazione di una corsa sempre più inarrestabile, senza alcun freno, sempre più veloce, senza nemmeno il tempo di realizzare nulla, ormai. Una fine che pur non sapendo quando sia scritta - o forse proprio per questo - si avvicina inevitabile e inesorabile, mi terrorizza, il senso della morte, di tutto quello che se ne è andato e che ormai è irrecuperabile, che nessuno mi ridarà mai più, che ho perso, che non avrò mai più. Rifiuto, sì, rifiuto assoluto, quasi da voler urlare per allontanare ciò che non posso allontanare. Un silenzio attorno a me che pesa in un modo insopportabile e che mi soffoca, asfissiante. Un anno ancora che è scivolato via alla velocità della luce, nella sua inutilità totale, gettato al vento, svanito...
" Spiegare troppo è spesso l'ultimo tentativo di essere capiti da chi ha già scelto di non capire.  Il silenzio non è fuga, è il momento esatto in cui smetti di negoziare la tua dignità. Tagliare senza spiegare non è cattiveria, è autoprotezione quando parlare non serve più. " Io ho spiegato troppo, per troppo tempo. È davvero venuto il tempo di autoproteggermi.