Post

Immagine
Sale progressivamente da mesi, ma dal giorno in cui mi hanno trovato il NET, esattamente da quel giorno, è definitivamente partito. È quello scalino nel grafico a sinistra. Così, di colpo. A partire da novembre dello scorso anno gli episodi di fibrillazione avevano già iniziato a intensificarsi, due o tre giorni in media ogni due settimane, e a gennaio accadevano ormai con frequenza settimanale, ma dal 14 marzo l'aritmia si è cronicizzata e non è più rientrata. Praticamente passo le giornate (e le nottate) coi battiti spesso sopra gli ottanta, persino mentre dormo. In condizioni normali non arrivavo a cinquanta e di notte scendevo spesso sotto i quaranta. Ho provato ad andare a camminare un'oretta per un paio di giorni, dislivello zero, tranquillo in giro per il parco: battiti fino a centosettanta e affanno. Non li avevo nemmeno quando correvo la maratona.  Sono sempre spossato, stanco, col fiato corto. Se salgo un piano di scale mi ci...
Ho prenotato un micro viaggio oltre confine di qualche giorno, con tanto di attrezzatura fotografica al gran completo al seguito. Dopo 866 giorni vado a riprendermi la mia vita. Vado coi ragazzi a chiudere un conto rimasto aperto due anni fa. Un banale e piccolissimo passo, ma in questo momento mi sembra gigantesco. Il prossimo è tornare in aria.
Me lo ha chiesto la dottoressa a un certo punto, dopo un'ora di visita, di spiegazioni, finalmente, di chiarimenti e approfondimenti, di tutto quello di cui avevo bisogno, compresi un sorriso e un approccio il più possibile sereni e tranquillizzanti. L'ultima parola spetta a lei, mi ha detto, se la sente di tenerselo dentro o preferisce intervenire? Devo chiederglielo, mi dice, perché c'è gente che preferisce che interveniamo e rimuoviamo tutto. Le ho risposto, ridendo un po' nervosamente, mi sta chiedendo se preferisco andare in giro con un tumore o senza un pezzo di pancreas? Che vuole che le risponda? Io faccio quel che mi dite di fare, non ci penso minimamente a prendere una decisione del genere di mia iniziativa. Mi sorride di nuovo e mi dice, è la risposta che mi aspettavo, lei non è di quelli che si curano googlando, vero? No, io sono di quelli che fanno quello che i medici gli dicono di fare, io mi occupo di aziende e di astrofotografia, al massimo. Non mi apron...
Immagine
Vent'anni fa, il 3 maggio del 2002, più o meno alle otto di sera,  alla Stazione Centrale di Milano,  salivo su un treno che, allora credevo fortemente, avrebbe cambiato il mio futuro una volta per tutte, e partivo per quella che sarebbe stata a tutti gli effetti la più grande avventura della mia vita. Vent'anni fa avevo trentasette anni, un contratto da dirigente a tempo indeterminato in una grande multinazionale, una casa in centro a Milano, una macchina aziendale, una pensione integrativa e un'ottima assicurazione sanitaria. La rappresentazione perfetta di tutto ciò che odiavo e mai avrei voluto essere. Persino i trentasette anni erano fin troppi, mi sembrava di essere già in ritardo sulla mia vita, o perlomeno sulla vita che avrei voluto e che, per tutte quelle cose che col senno di poi e gli anni che si accumulano inesorabili nelle pieghe della pelle diventano sempre fin troppo ovvie e chiare, mi ero fino a quel momento lasciato scivolare via fra le mani gi...
Aspetto. Scivolano via così i miei giorni, le settimane, i mesi, affondato su questo divano infinito che era pensato per essere diviso in tre, o in quattro, nel quale da solo scompaio nel nulla, fissando lo schermo, o il soffitto. Da qualche giorno pioviggina o minaccia pioggia, si accumulano nuvole nere e poi nulla, oppure qualche goccia, poi un raggio di sole, poi ancora nuvole. Sarà così ancora per giorni, dunque non posso nemmeno invertire il mio tempo per illudermi di non buttarlo inesorabilmente via, trascorrendo le notti sveglio, in terrazza, a fotografare il cielo, e dormendo poi di giorno, per nascondermi. Il cielo mi tradisce e non mi resta altro. Vado comunque a letto tardissimo, ancor più del solito, a notte fonda; mi alzo a orari assurdi, confondo i pasti, di tanto in tanto do un'occhiata ai fiori nei vasi sul terrazzo di sala, poi torno annoiato davanti al monitor, non so a far cosa. Non ho nemmeno nuove foto da pubblicare per manifestare almeno un po' ...
Mezzanotte. Random playlist in sottofondo, si intitola "Leggendo", per quanto io stia in realtà scrivendo. È musica un po' da piano bar, quel tipo di musica che suonano i pianisti negli hotel  di Casablanca   mentre Bogart beve qualcosa, o al ristorante panoramico dell'ultimo piano di un grattacielo di Philadelphia, o in certe lounge per frequent flyer dove ho trascorso ore e ore fra un aereo e l'altro, scappando da qualcosa, o da qualcuno, raccontandomi che viaggiavo, mentre di fatto perlopiù mi spostavo da un luogo all'altro, o che lavoravo, il che è piuttosto ridicolo a pensarci, ché non ho mai pensato davvero di lavorare fra un aereo e l'altro. Al massimo, se non sprofondavo in qualche poltrona a scrivere, andavo in cerca di una tazza. Le tazze. Quante tazze ho cercato e con quante tazze ho viaggiato. A volte che corse, disperate, mentre annunciavano l'imbarco, per trovare la tazza. Quante tazze nel trolley, quante acrobazie per riuscire a infilarl...
Vedi, in questo momento alla tv c'è Dee Dee Bridgewater che canta What a wonderful world e quella sera di metà agosto di tre anni fa, con la luna che si rispecchiava sull'oceano e What a wonderful world che passava nell'autoradio, è l'ultima sera meravigliosa al termine di una giornata meravigliosa che riesca a ricordare in questo momento, quella sera in cui avrei voluto che il tempo si fermasse in quell'istante esatto, davanti all'oceano illuminato, prima di quella curva, che la mia vita si congelasse lì, insieme alle persone che più amavo al mondo, smettesse all'improvviso di scorrere, ché sapevo che quella, esattamente quella, era la felicità, e io non volevo perderla mai più. Mai più. Invece il tempo non si ferma. Solo quattro giorni dopo, la felicità che si spezza all'improvviso, il primo uragano che mi travolge, io che provo a tenerlo a distanza per qualche mese, a modo mio, fuggendo, l'unica cosa che so fare, che faccio sempre, mettendo tutto ...