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 Eravamo il mare e la terra, io e lei.
Non dovrei essere sorpreso, e non lo sono in effetti, perché è in fondo la conferma degli eventi accaduti, dopo.  Ma un conto è immaginarlo, saperlo in cuor proprio, un conto è leggerlo, averlo sotto agli occhi, e un altro conto essere l'ultimo a saperlo, vivere una dimensione spazio-temporale ancora contigua e rendersi conto che ero l'unico a non saperlo, perlomeno non in modo così esplicito.  Del resto se vale per me, perché non dovrebbe - a maggior ragione - valere per te? Così va la vita. La mia e la tua, distanti, ignote l'una all'altra, per sempre.  Così il cerchio si chiude davvero. Fine, ora sì. Per me, ché per te lo era da un pezzo, anche ben prima di allora. Non rimane nemmeno nulla fra le pagine chiare e le scure. Mi chiedo solo se era già così già, se lo era quel giorno, se lo era ancor prima.  Ho pensato che quello sì, farebbe molto male, a distanza di anni. Sebbene sarebbe assurdo lo facesse, perché non basterebbe certo a compen...
Così sono cinquantotto. È un sabato, sono a casa da solo, ho un po' di influenza, non ho nemmeno una bottiglia di spumante, né una torta. In effetti una torta potrei anche farmela, ma non ne ho voglia e per la verità non ho nemmeno uova, a pensarci. Forse potrei fare una torta senza uova. Anzi, sai che c'è, forse me la faccio, tanto ormai la dieta è saltata da prima di Natale, e dunque. Mi faccio una torta all'acqua e cioccolato, che è pure leggera. Così sono cinquantotto, l'età a cui è morto Vialli, per dire, che del resto si portava un coso nel pancreas, sebbene non come quello che mi porto io, per fortuna, ma tant'è son qui che aspetto il prossimo controllo, non è che uno non ci pensa. Poi Vialli aveva un po' a che fare con me da ragazzo, è stato in qualche modo parte di una mia esistenza di quarant'anni fa tracciata su alcuni diari di carta che non mi decido mai a buttar via, e dovrei farlo, e prima o poi lo farò, e sta di fatto che a scriver "quara...
Poi, appena torno in quota nell'aria sottile, mi riconcilio immediatamente con il mio ambiente naturale. Alla fine la neve e il cielo blu cobalto mi appartengono, da sempre. Il cuore funziona, le gambe non mi han tradito nemmeno questa volta, anzi. Date le premesse, c'è di che essere felice. Solo, mi accorgo che la confidenza non c'è più, scomparsa. Guardo indietro a ciò che più mi era familiare nella mia esistenza e mi intristisco nel rendermi conto che la testa non mi segue più su quel terreno e quei percorsi.  Mi era già successo nel 2009, quando scendevo dal Morteratsch lasciandomi alle spalle la cima del Bernina per la terza volta consecutiva, consapevole che sarebbe stata l'ultima discesa, per quanto rifiutassi l'idea, nonostante i Lyskamm in agenda la settimana successiva. Come un dialogo interrotto. Come un divorzio dopo una vita insieme. Mi riaccade oggi con la neve, sono a mio agio come da sempre e in qualche modo non lo sono del tutto. Osservo il canale c...
Alla fine ho ceduto e ti ho risposto, dopo soli tre mesi e due tue email a cui non avevo dato seguito. Non è stata una gran resistenza, come del resto mai è stata tutti questi anni. Passano gli anni e non ho idea di come fare a estirparti, strapparti e stracciarti da me. Nonostante i danni che hai fatto - certo, che abbiamo fatto, ma io ho sempre cercato di uscirne in tutti i modi, tu hai fatto di tutto per incatenarmi a te,  per ingabbiarmi,   salvo poi scappare e gettare via la chiave quando è arrivata l'alluvione. Tu in fuga con la tua scialuppa a salvare la tua vita, quella vita a cui sorridi oggi nei tuoi cazzo di selfie, io sott'acqua ad affogare, da solo. Non ti perdonerò mai. Mi hai risposto, tre minuti dopo che ti ho scritto, come a dimostrare che sei sempre lì, giorno dopo giorno, ad aspettare e sperare che ti arrivi qualcosa da me. Mi hai risposto e non hai scritto nulla più di quel che mi aspettavo. Anche per questo, vaffanculo.  Ti ho scritto "fa' conto ...
È notte fonda, passa Woman in chains e torno a quella notte da solo a Buenos Aires, trentadue anni fa, nel grande appartamento che mi aveva lasciato Pol, con le finestre affacciate sulle luci dei grattacieli di Baires e sulla mia ultima notte in Sudamerica, al termine della lunga cavalcata solitaria nelle terre del sud del mondo, la Patagonia in inverno, il Cerro Torre, la tempesta alle Torres del Paine, la Terra del fuoco, Capo Horn, le onde e il cielo basso e plumbeo dello Stretto di Magellano, l'infinito sperduto di Rio Gallegos, la pizza di El Calafate, l'apparecchio a bassa frequenza che mi collegava col mondo dal campo base del Fitz Roy. Il giorno dopo mi attendeva il volo per Rio de Janeiro, dove sarei tornato a distanza di settimane, completamente diverso da come ci ero arrivato un pomeriggio di fine luglio.  Quanto piansi quella notte a Baires. Che strappo infinito al cuore quel rientro. Chissà cosa sarebbe oggi di me se quei giorni avessi trovato il coraggio. Quel cor...
Otto anni questa mattina. Ha ripreso a non funzionare bene, sai? Lo sento, soprattutto di notte. Dormo pochissimo e male, mi sveglio e lo ascolto. L'ansia sale, mi prende da dentro, scava, mi tormenta. L'altra sera sono uscito tardi da una riunione difficilissima con le pulsazioni quasi a cento e in piena crisi, ho dovuto prendere un ansiolitico per calmarmi. La media a riposo è risalita di dieci battiti in tre settimane, dopo tre mesi di discesa continua e ritrovata serenità. Sta andando di nuovo tutto a puttane e io non so dove sbattere la testa. Mi è venuto da piangere. Non avevo mai pianto in vita mia per una questione di lavoro. Lo odio, lo sai. Lo odio ogni giorno di più, mi sta consumando sempre più rapidamente, ormai è una questione seria di salute e non so come fare. Non riesco a vedere una via di uscita. Non ce la faccio più, non posso più sostenerlo, mi sento sempre più in colpa perché mi pagano, tanto, per una condizione privilegiata che non merito, che non mi appa...